Sicurezza
I primi dati, non ancora definitivi, dell’effetto che avranno le nuove norme sui Comuni
Federalismo, tagli per un milione
A farne le spese opere pubbliche, servizi e le tasche dei contribuenti
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PORTOFERRAIO. Un milione di euro in meno all'Elba con il federalismo municipale. Circa il 12% di risorse statali che verrà a mancare per far fronte a spese e investimenti nel 2011. E i Comuni più penalizzati saranno Portoferraio, Rio Elba, Marciana e Marciana Marina. Anche se, a onor del vero, i dati forniti dall'Ifel sugli effetti del federalismo fiscale non sono ancora definitivi. L'Istituto per la finanza e l'economia locale (una fondazione collegata all'associazione nazionale dei Comuni italiani), ha fornito alle amministrazioni locali un primo prospetto di quello che accadrà con l'introduzione delle nuove norme sui trasferimenti statali. Una rivoluzione difficile da capire per i cittadini che non conoscono bene le regole della fiscalità pubblica ma che, in parole semplici, consiste nel trasferire agli enti locali capacità impositive proprie - come ad esempio la tassa di soggiorno o la tassa di scopo per le opere pubbliche - e parallelamente calibrare gli stanziamenti statali sulla base dell'effettivo fabbisogno dell'ente e sulla "ricchezza" in termini produttivi (calcolata ad esempio in base al gettito Iva) del territorio. I nuovi parametri di calcolo, come detto non ancora definitivi (e sperimentali almeno fino al 2013 quando le tasse e le tariffe locali confluiranno in un unico tributo, l'Imu), al momento non sembrano favorire i Comuni dell'isola se confrontati con gli stanziamenti statali previsti nel 2010 (ricavati dalle spettanze elencate dal dipartimento per gli affari interni e territoriali del Ministero dell'Interno). Portoferraio rischia di perdere quasi 500mila euro di risorse, più di 150mila Campo nell'Elba, altri 100mila Marciana. Percentualmente va meglio a Capoliveri, ma nei fatti si tratta comunque di 70mila euro meno dello scorso anno. Se le cifre verranno confermate i Comuni dovranno correre ai ripari, soprattutto quelli che, pur approvandoli in consiglio, non sono riusciti a rimettere in sesto i propri bilanci. A quel punto a fare le spese dei tagli potrebbero essere o gli investimenti, cioè le opere pubbliche sul territorio, o i servizi (dalla scuola al sociale) o peggio le tasche dei contribuenti. In questo quadro si capisce bene la ragione per cui qualche sindaco - molti in Toscana e nel resto d'Italia l'hanno già adottata - guardino con interesse alla tassa di soggiorno. Il rischio, però, è che questa forma di tassazione diventi un obbligo anziché un'entrata aggiuntiva. Anche per questo, probabilmente, l'Ancim (l'associazione nazionale dei Comuni delle isole minori) sta lavorando per riconoscere anzitutto la specificità delle isole anche sul piano della fiscalità locale e inoltre per introdurre, al posto della tassa di soggiorno, uno strumento impositivo più incisivo: la tassa di sbarco che, pur colpendo tutti quelli che arrivano con la nave sull'isola, garantirebbe entrate maggiori.
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