Proteste
Cedolare secca per risparmiare
Il locatore può cavarsela con un'aliquota del 21%
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PIOMBINO. Per alcuni è un assist ai proprietari più ricchi, per altri uno strumento equo ed efficace contro il nero immobiliare. Fatto sta che chi sceglie di applicare la cedolare secca sugli affitti dovrà versare entro il 6 luglio il primo acconto sui redditi da locazione incassati nel 2011, pari all'85% dell'imposta dovuta per tutto l'anno. Cosa cambia? Applicando la cedolare secca ai contratti di affitto per le abitazioni, il proprietario dell'immobile sceglie di pagare una tassa piatta con aliquota al 21% in caso di contratti liberi. Per gli affitti a canone concordato l'aliquota scende fino alla quota del 19%. La tassa piatta sostituisce l'Irpef ad aliquota marginale, le addizionali, l'imposta di registro e di bollo. Risulta conveniente soprattutto per i proprietari che percepiscono i redditi più elevati, mentre il dicorso si fa più complicato nel caso di contratti di affitto a canoni concordati. «Circa il 60% dei piccoli proprietari immobiliari della nostra zona ha scelto la cedolare secca - spiega Sirio Grassi, presidente di Asppi Livorno - ma la percentuale sale sicuramente se si prendono in considerazione i grandi proprietari immobiliari. Più sono cospicui i redditi, più il risparmio aumenta». Il proprietario immobiliare dovrà informare, inviando una lettera raccomandata, l'inquilino del passaggio all'applicazione della cedolare secca, con la quale si impegna a rinunciare agli adeguamenti del canone (come quello Istat) per tutto il tempo in cui usufruisce del regime fiscale sostitutivo. I vantaggi investono aspetti diversi. Chi è in affitto non dovrà più pagare - per la parte che gli compete - le imposte di registro e di bollo su risoluzioni e proroghe del contratto. Anche gli adeguamenti Istat, così come gli altri aumenti (lavori, oneri accessori se integrati nel canone) restano congelati a partire da gennaio 2011. «Il commento sulla norma è sostanzialmente positivo - spiega Sirio Grassi - la cedolare può essere un vantaggio sia per i proprietari che per gli inquilini, anche se alcuni problemi ci sono per i canoni concordati». Qui il discorso si complica e l'imposta inchiodata al 19% diventa attrattiva solo al di sopra di una certa soglia di reddito dichiarato. Chi denuncia meno di 28mila euro - secondo le stime nazionali- può peggiorare la propria situazione con la cedolare. «A San Vincenzo come a Piombino vengono stipulati contratti sociali a canone calmierato - spiega Sirio Grassi - in cambio i proprietari possono contare su un cospicuo abbattimento di Ici e Irpef. Con l'applicazione della cedolare le agevolazioni saltano e, in diversi casi, i conti non tornano». L.C.
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