Sicurezza
Nuovo allarme lanciato dal vicepresdente del consiglio regionale Giuliano Fedeli (Idv) e dallUdc Luigi Coppola
«Lucchini, a rischio la sopravvivenza della fabbrica»
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PIOMBINO. La situazione che sta attraversando Lucchini è oggetto di due preoccupati interventi del vicepresidente del consiglio regionale Giuliano Fedeli (Idv) e del consigliere comunale dell'Udc Luigi Coppola. Riprendendo la notizia dell'acquisizione da parte di due fondi di investimento inglesi di un parte del credito concesso alla Lucchini dalla SocGem, Fedeli si chiede che fine abbia fatto quanto concordato con le banche. «La vendita di Ascometal - ricorda - avrebbe dovuto coprire il debito esistente, rilanciare il finanziamento dell'attività corrente e il rifacimento dell'altoforno, in modo da garantire la permanenza a Piombino del ciclo integrale e continuo». In questo quadro secondo Fedeli s'incunea chi «vuole avere solo un'occasione speculativa e c'è il rischio concreto che gli imprenditori italiani interessati a rilanciare la produzione d'acciaio facciano uno stop al progetto». «Dobbiamo intervenire velocemente - conclude Fedeli - prima dell'incontro del 14 giugno al ministero, per evitare una catastrofe economica che non investirebbe solo Piombino e la Val di Cornia». La situazione della Lucchini è «profondamente critica» anche per l'Udc Coppola. «Purtroppo - afferma - si sta verificando quello che per anni è stato paventato, la possibilità che si possa scrivere la parola fine sulla siderurgia locale. Ci sono troppi aspetti negativi: manca chiarezza da parte del gruppo, che prima di tutto deve risolvere i propri problemi finanziari». Anche per Coppola il governo è il grande assente. «Auspichiamo un intervento positivo nell'incontro del 14 giugno, ma siamo scettici. La vendita di Ascometal sarà anche un'opportunità, ma non garantisce il futuro degli stabilimenti italiani, dato che non risolverà del tutto l'esposizione con le banche e non ci sarà la garanzia di interesse da parte di qualche potenziale acquirente, che si troverebbe a trattare la parte meno appetibile». «Abbiamo il dovere di incominciare a pensare al futuro in modo diverso - conclude l'esponente Udc - anche mettendo in conto un possibile ridimensionamento della fabbrica. L'area a caldo è il cuore dell'acciaieria, ma servono autorevoli progetti industriali ed ingenti finanziamenti. Non crediamo che ci sia qualcuno al momento disposto ad investire in tal senso, anche se auspichiamo che ciò accada. In caso contrario servirebbero interventi diversi, con ripercussioni pesanti sull'occupazione».
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