Il Tirreno

Due fondi acquistano parte del credito e ostacolano l’accordo con le banche

Ferie forzate alla Lucchini

Il pontile della Lucchini
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Il pontile della Lucchini

Non arrivano navi, a casa i lavoratori del pontile

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 PIOMBINO. Ai pontili Lucchini non ci sono navi in arrivo e l'azienda sta ricorrendo alle ferie forzate dando soltanto un minimo di prevviso ai lavoratori. E' accaduto così che alcuni operai degli impianti marittimi si sono presentati giovedì alla portineria dello stabilimento e hanno trovato il loro cartellino bloccato.  Secondo fonti aziendali, il ricorso alle ferie era stato comunicato ai lavoratori 24 prima, ma tra gli operai rimasti a casa c'è chi è pronto a sostenere di aver trovato alle 15 di mercoledì sul cellulare le tracce di una chiamata dell'azienda. Il mattino successivo si è presentato al lavoro ma ha trovato il cartellino disattivato. Stanno arrivando meno navi, è la spiegazione della Lucchini, e le materie prime sono perlopiù stoccate, quindi non ci sarebbero ripercussioni sui reparti a produzione. Ma agli impianti marittimi il personale viene messo, d'ufficio, in ferie a rotazione. Quando non ci sono navi resterebbero solo gli addetti alla manutenzione su circa un centinaio di dipendenti.  Una situazione che ha trovato gli stessi sindacati spiazzati. Anche l'ufficio personale Lucchini è infatti deserto. Per il primo ponte di giugno anche gli impiegati sono stati messi in ferie d'ufficio. «Chiederemo spiegazioni lunedì», dice il segretario della Uilm Vincenzo Renda.  Di certo quel che sta accadendo agli impianti marittimi è un altro campanello dall'allarme sulla situazione della fabbrica, che mai come in questo momento sembra navigare a vista. L'arrivo o la partenza di una nave non si programma certo di giorno in giorno. Per questo sorprende che il preavviso delle ferie venga dato soltanto 24 prima.  Una situazione di incertezza nella conduzione della fabbrica che nei giorni scorsi ha provocato i preoccupati interventi del segretario della Cgil Giuseppe Bartaletti e del responsabile Fiom Luciano Gabrielli, secondo i quali l'azienda è ormai costretta a concentrare l'attività su produzioni come la barre che, pagate a breve, consentono di realizzare quel minimo di liquidità che serve alla fabbrica di sopravvivere in questa difficile situazione.  Non solo, infatti, non si è sbloccato il perestito ponte di 50 milioni che dovevano derivare dalla vendita delle centrali elettriche francesi di Ascometal, ma secondo alcune notizie, riportate dal Messaggero e attribuibili a fonti vicine alla banche creditrici, due fondi di investimento inglesi avrebbero acquistato il 50% del credito vantato dalla SocGem e ora si starebbero mettendo di traverso nel raggiungimento dell'accordo sulla ristrutturazione del debito di 770 milioni accumulato dal Gruppo Lucchini. I due fondi inglesi sarebbero in particolare contrari sia al prestito ponte di 50 milioni coi soldi incassati dalla centrali, sia all'apertura di una nuova linea di credito di 70 milioni.  Tutto questo mentre sembrava possibile che, entro la seconda metà di giugno, potesse andare in porto la vendida di Ascometal al fondo americano Apollo. Operazione in grado di portare nelle casse Lucchini almeno 300 milioni. In fase ormai conclusiva sono anche le procedure di "asseveramento" del piano industriale e finanziario da parte di Stefania Chiaruttini, il professionista esterno chiamato da banche e Lucchini a verificare la fattibilità dell'accordo. Questa, se non ci fosse stata di mezzo la posizione dei fondi inglesi, sarebbe stata una delle poche novità da portare al vertice previsto per il 14 giugno al ministero dello Sviluppo economico. G.P.

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