Il Tirreno

Compie 10 anni l’iniziativa in Burkina Faso promossa da Unicoop, Comune, Shalom e Pubblica assistenza

Gorom Gorom, missione compiuta

Francesca Lenzi
Gorom Gorom, missione compiuta

Col Progetto Matteo realizzati orfanotrofio, dispensario, sala parto e un hotel

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 PIOMBINO. Dal dolore può nascere la vita. Questo il concetto al centro dell'incontro di ieri nella sala consiliare, in occasione dei 10 anni dall'inizio del Progetto Matteo. L'iniziativa, partita nel 2001 dopo la morte del giovanissimo figlio di due dipendenti Unicoop Tirreno, grazie all'impegno dell'azienda, del Comune di Piombino, di Shalom onlus, e della Pubblica assistenza, vede concludere la propria missione, da proseguire adesso in modo autonomo dalla popolazione di Gorom Gorom, dipartimento del Burkina Faso, scelto come cuore dell'azione umanitaria.  «L'obiettivo è stato raggiunto - afferma il sindaco Gianni Anselmi - Non è stato solo un mettere in collegamento due territori, ma un'operazione di autosviluppo, una speranza di progresso per un popolo, in un'iniziativa che non ha avuto la presunzione di sostituire il proprio modello di vita a quello locale. Oggi siamo qui per rilanciare il progetto, sottoscrivendo un protocollo d'intesa perché tutto questo continui».  Presente col ruolo di coordinatore dell'incontro, Walter Ulivieri, padre di Matteo, che parla di «un percorso che ha dato risposta ai sogni di un ragazzo», amante dell'Africa e dello spirito di condivisione, al centro della missione che ha preso il suo nome. «Il progetto Matteo è venuto alla luce dalla cooperazione di istituzioni, volontari, aziende, cittadini e associazioni - spiega Don Andrea Cristiani, fondatore Shalom onlus - Il risultato è una meravigliosa dimensione umana che dal dolore per una morte ha portato la vita in uno dei luoghi più dimenticati».  A raccontare la nascita della missione è stato l'allora sindaco, Luciano Guerrieri, ora presidente dell'Autorità portuale: «Il primo viaggio nel Burkina Faso fu nel gennaio 2003. La situazione dura e difficile che trovammo ci intimorì, ma fu il sindaco di Gorom Gorom, Djallo Moussa, a convincerci con queste parole: Voi avete perso un figlio, ma qui ne avete trovati tanti».  A parlare dopo Marco Lami, presidente Unicoop Tirreno, che ha ricordato l'enorme partecipazione al progetto di soci e dipendenti, è stato il primo cittadino del villaggio africano: «Grazie a questa missione Gorom Gorom è diventato un comune urbano. Le strutture nate sono il nostro orgoglio». Un orfanotrofio (Casa Matteo), un dispensario farmaceutico, una sala parto, nove pozzi, l'hotel delle Dune, un orto e un allevamento di animali, sono le testimonianze del progetto. «La nostra associazione è pronta a intervenire con nuove forme di collaborazione», dice Alberto Maestrini, della Pubblica Assistenza. A sua figlia, scomparsa nel 2006, è stata intitolata la sala parto del Progetto Matteo.  «Per capire il valore dell'operazione dobbiamo guardare i numeri - sostiene Massimo Toschi, consigliere del Presidente della regione per la cooperazione internazionale - 45 bambini ospiti fissi di casa Matteo, 21 reinseriti in famiglia, 42 parti, 169 donne incinte vaccinate per il tetano e 434 bambini vaccinati nel 2009, e altro ancora. Abbiamo realizzato una cosa straordinaria. Ho sempre creduto che la politica debba vivere sul confine della barriera dell'impossibile, e in questo senso su Gorom Gorom è stata fatta una grande politica».

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