Il Tirreno

L'Iraq di Bertelli col volto di bambina arriva alla Biennale

Giorgio Pasquinucci
Un bambino di Chernobyl
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Un bambino di Chernobyl

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 PIOMBINO. Una bambina irachena col volto e l'addome fasciati, a lenire le ustioni di una bomba scoppiata troppo vicino. Pino Bertelli, piombinese, ma "fotografo senza frontiere" come ama definirsi, quell'immagine l'ha scattata nel 2004, insieme ad altre 6mila, durante un avventuroso viaggio durato 60 giorni da Bassora ai confini del Kurdistan. Stampata in modo artigianale ed in un solo pezzo in formato gigante (un metro e ottanta per uno e venti), sarà in mostra alla Biennale di Venezia dal 4 giugno fino a novembre, incastonata in una cornice rosso sangue, protetta a dieci centimetri da un vetro che le dà profondità e ne restituisce tutta la drammaticità. Sotto una didascalia: "Iraq, nostra bambina delle guerre. Avete fatto un deserto di morti e lo avete chiamato pace". Una nuova denuncia, senza se e senza ma, a cui Pino Bertelli ci ha ormai da tempo abituati.  La foto è stata scattata in un ospedale della Croce rossa italiana a Baghdad. Quella bambina, salvata dai nostri medici, Bertelli la ritrovò poi sul ciglio di una strada impolverata mentre il padre cercava di fermare un auto per riportarsela a casa.  In Iraq Bertelli ha viaggiato insiene a Simona Pari (che poi ha firmato una prefazione al suo libro fotografico "Ritratto di un'infanzia insanguinata" uscito nel 2005) e a Simona Torretta, le due ragazze rapite nel settembre del 2004 da un commandos dei ribelli, tradite dal loro autista, un ingegnere iracheno che ha guidato la stessa auto su cui ha in lungo e largo percorso l'Iraq il fotografo piombinese.  Alla Biennale quella foto è arrivata su segnalazione di don Gallo, amico e grande estimatore di Pino Bertelli, che sulla comunità di San Benedetto al porto di Genova ha realizzato un altro dei suoi libri fotografici: "In direzione ostinata e contraria". Don Gallo, infatti, è stato uno de 200 intellettuali a cui è stato chiesto di fare i nomi di altettanti artisti da presentare a Venezia. Per realizzare la gigantografia, stampata in bianco e nero dallo artigiano fiorentino utilizzato da Stanley Kubrick, ci sono voluti un paio di mesi. Insieme alla sua cornice, pesa 40 chili.  Delle seimila immagini scattate da Bertelli nell'inferno dell'Iraq, circa 200 sono raccolte nel suo libro. Tutti volti, ritratti di bambini, come gran parte di quelli riprodotti in un altro libro "Cernobyl. Ritratti di un'infanzia contaminata", che nel 2004 ha ricevuto il premio internazionale Orvieto come migliore reportage. Ma perché i ritratti? «La faccia di un uomo - sostiene Bertelli - descrive la sua storia e quella del Paese in cui vive».

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