Sicurezza
«L'unica vittima è mia madre»
Cristiano Lozito
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Alida Grilli aveva 47 anni La figlia ricorda Alida Grilli: tre processi hanno chiarito le responsabilità
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SUVERETO. Da giovedì pomeriggio Felice Cantelli è in una cella del carcere delle Sughere a Livorno: deve scontare 5 anni (con l'indulto la condanna a otto anni è stata ridotta di tre) per l'omicidio di Alida Grilli, 47enne impiegata suveretana con cui aveva una relazione. Morta per soffocamento causato da una forte pressione sulla gola, ha detto la perizia risultata decisiva. Tre gradi di giudizio e sempre lo stesso verdetto: Cantelli è colpevole. Non voleva uccidere, ma l'ha fatto. I familiari di Alida Grilli, per tutta la durata del processo non hanno mai fatto dichiarazioni. A loro non interessava controbattere le tesi di Cantelli e dei suoi avvocati, ma conoscere la verità, capire cosa era successo davvero nel bosco di Montioni il 12 maggio del 2005. A parlare con Fausto e Martina Cecchetti (marito e figlia di Alida Grilli) sei anni dopo quell'episodio si capisce quanto grande sia ancora il dolore, ma anche quanto profonda sia la loro civiltà: non hanno sete di vendetta, non odiano. Certo resta l'enorme sofferenza per la scomparsa di una persona che col suo amore ha riempito le loro vite. E che un giorno, che sembrava un giorno come tanti, a casa non è più tornata. Poi sei anni di dolore, per quel che era accaduto, per i processi, per le "civette" dei giornali. Con Cantelli che è un personaggio locale, che incassa solidarietà, che proprio ai giornali chiede rispetto per la sua famiglia prima di essere portato in carcere. «Io scelgo di parlare ora, a vicenda giudiziaria conclusa, solo per dire che in questa storia l'unica vittima è la mia mamma - dice Martina Cecchetti - e ricordare che è stata una donna eccezionale. Una mamma bravissima, una grande lavoratrice. Io e mio padre abbiamo seguito tutte le udienze, non è stato facile. Ma a noi interessava capire la verità, volevamo sapere com'era morta. Io credo anche che non sia stata fatta giustizia perché otto anni ridotti a cinque per aver ucciso una persona non sono una condanna giusta. Ma, ripeto, il processo ha dimostrato quel che era successo e di chi era la responsabilità, e in fondo è quello che conta». Resta l'immenso dolore, naturalmente. «Certo, il dolore per quel che è successo non si può cancellare - dice Fausto Cecchetti - Alida manca davvero tanto, a me e a mia figlia, come a mia suocera. Delle chiacchiere di paese non mi è mai importato nulla, io e Alida eravamo sposati da 25 anni, insieme abbiamo sempre risolto qualsiasi problema. E io la penso e la ricordo come il primo giorno in cui ci siamo conosciuti».
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