Sicurezza
Sei ettari a picco sul mare destinati allo sviluppo turistico
Vigneria torna al Comune dopo il fallimento di tre bandi
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Il pontile di Vigneria che serviva per caricare il minerale sulle navi 2 MINUTI DI LETTURA
RIO MARINA. Vigneria entra nel circuito del federalismo demaniale e passa al Comune. Dopo tre bandi: due andati deserti e uno annullato perchè l'offerta ritenuta troppo bassa, il compendio immobiliare denominato "Villaggio Paese", non rischierà più di passare ai privati. Sono venute meno le condizioni legate al precedente impegno con l'agenzia del Demanio. Una condizione che di fatto era già stata ben evidenziata dalla amministrazione Bosi e che ora si è concretizzata. Intanto il neo sindaco, Paola Mancuso ha firmato l'atto del trasferimento di Vigneria al Comune. Un primo atto che assume una valenza non solo importante in termini di patrimonio che ritorna nella piena disponibilità del comune ma anche un atto fortemente simbolico. Non certo cosa da poco. In totale una superficie di circa sei ettari composta da terreni, fabbricati e strade. Capannoni di ferro, magazzini, uffici, impianti in muratura: tutto abbandonato dopo la cessazione dell'attività mineraria. Qualcosa come 46mila e 700 metri quadrati destinati a sviluppo turistico-ricettivo qullo che in un primo momento ipotizzava un villaggio turistico. Una storia lunga quella di Vigneria. Intanto tre precedenti bandi andati deserti (il primo nel 2003), un impegno di spesa che è andato via via abbassandosi: da 11 milioni a 8 milioni e 800mila euro fino all'ultima offerta intorno ai 4 milioni di euro. Sei ettari a picco sul mare che ritornano alla comunità riese. Paola Mancuso è il neo sindaco di Rio Marina. Dice: «L'iniziativa del sindaco Bosi tesa a far dichiarare, in sostanza, il venir meno dei precedenti impegni con l'Agenzia del Demanio mi ha permesso di firmare il primo atto di questa amministrazione che è stato proprio la richiesta del trasferimento del Villaggio Paese a questo comune». Una parte del territorio che ritorna al Comune. Rimarca Mancuso: «Una inziativa che riveste un ruolo strategico rispetto alle istanze di sviluppo e consolidamento dell'economia di questo territorio ma non ultimo anche il valore simbolico di una restituzione alla comunità di un patrimonio che deve essere valorizzato per dare opportunità di crescita e benessere. Per ottenere il trasferimento definitivo è necessario un ulteriore decreto i cui tempi saranno all'incirca di sei mesi».
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