Attenzione
Sei i ricorsi presentati, in due occasioni il tribunale dà ragione a Porto dElba e Aethalia Marine services
Concessioni, per il Tar tutto da rifare
Valentina Landucci
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Una veduta aerea dellarea dei cantieri Annullata l'assegnazione a Esaom di quattro aree demaniali su viale Tesei
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PORTOFERRAIO. Tutto da rifare per l'assegnazione delle concessioni demaniali marittime lungo viale Teseo Tesei. Quelle che neppure un anno fa il Comune, dopo una lunga e contestata procedura comparativa tra tre diverse offerte, aveva assegnato al cantiere navale Esaom, già concessionario in via provvisoria delle aree. Lo ha decisio il Tar che nei giorni scorsi ha reso note due sentenze che impongono al Comune di ricominciare da capo. Il tribunale amministrativo ha preso in esame la bellezza di sei distinti ricorsi su diversi aspetti delle procedure di assegnazione delle aree. In quattro casi ha dato ragione al Comune, confermando la bontà dell'iter amministrativo seguito. In due, quelli relativi all'affidamento delle quattro concessioni che si trovano lungo viale Tesei, l'amministrazione comunale ne è uscita con le ossa rotte e la prospettiva di ripartire da zero nella procedura. Evidentemente si tratta di una guerra di carte bollate che va avanti da tempo e che ha visto, gli uni contro gli altri le aziende Esaom, Aethalia Marine services e Porto d'Elba, ed ha naturalmente coinvolto il Comune da qualche anno competente in materia di demanio marittimo. Nello specifico il Tar con una doppia sentenza - quella sui ricorsi della Porto d'Elba contro il Comune, l'Esaom e l'Aethalia e della Aethalia contro Esaom, Porto d'Elba e Comune - ha annullato due determine del funzionario comunale responsabile del procedimento e le concessioni rilasciate ad Esaom nel luglio dello scorso anno per le zone del Cantierino, dell'ex Alvin, dell'ex Assoshipping e dell'ex Panariello. I motivi sono più d'uno ma la partita amministrativa si gioca prevalentemehnte intorno all'utilizzo fatto negli ultimi anni delle aree in concessione. Il Tar contesta all'amministrazione di non aver tenuto conto, nel corso della procedura di comparazione tra i concorrenti, di un verbale dei vigili urbani, redatto su indicazione del funzionario comunale, che evidenzia come le aree in questione, in uso provvisorio ad Esaom, fossero in realtà non produttive. Per alcune delle zone, ad esempio, «la polizia municipale - si legge nella sentenza - ha attestato il mancato utilizzo da tempo dell'area, la presenza di erbe spontanee infestanti e lo stato di abbandono, lo stato pericolante di un capannone e il pessimo stato conservativo di un manufatto in muratura». Inoltre «per tutti gli immobili - prosegue il Tar - la polizia municipale ha verificato l'assenza delle maestranze». Ciò nonostante il Comune ha conferma l'affidamento delle concessioni a Esaom - ricorda il giudice amministrativo - in virtù della volontà di «dare continuità all' attività lavorativa esistente presso la società Esaom - si legge negli atti del Comune - anche al fine di garantire il livello occupazionale delle attività in essere». Attività e posti di lavoro inesistenti, però, sulla base dei riscontri della municipale, come fa rilevare il Tar che, nel ricorso presentato da Aethalia, accoglie la tesi secondo la quale Esaom non avrebbe, almeno in un caso, «adeguatamente gestito l'area in questione e non ha quindi dato garanzie di profiquo utilizzo». Che alcune delle aree da assegnare in concessione fossero inutilizzate non è mai stato un mistero. E l'immobilismo in questa zona produttiva è anche il frutto di contenziosi legali che vanno avanti ormai da anni. Del resto la procedura di riassegnazione delle concessioni, come più volta annunciato da Esaom, avrebbe dovuto essere l'inizio di un nuovo corso per questo pezzo di territorio in degrado e - secondo le intenzioni dell'azienda - da rilanciare attraverso attività di rimessaggio e refitting. Anche per questa volta non sarà così. Ed ora le strade, per il Comune, sono due. Adeguarsi alla sentenza, che comunque fa salve le decisioni e gli atti di indirizzo della giunta sulla durata delle concessioni e la destinazione delle aree, e ripetere da capo la procedura di comparazione, oppure opporsi alla doppia decisione del Tar rivolgendosi al Consiglio di Stato.
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