Il Tirreno

Manca ancora l’accordo con le banche sul debito. E il prestito ponte da 50 milioni resta bloccato

Lucchini, il silenzio fa paura

Luca Centini
Una panoramica della Lucchini
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Una panoramica della Lucchini

Allarme Cgil: l'incertezza causa pesanti ricadute su imprese e interinali

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 PIOMBINO. «Il silenzio su Lucchini è sempre più preoccupante». Giuseppe Bartoletti, responsabile di zona della Cgil lancia l'allarme sulla vicenda Lucchini. La ratificazione dell'accordo con le banche per la ristrutturazione del debito da 770 milioni non è ancora arrivata.  Ciò ha bloccato anche il prestito ponte da 85 milioni (50 dalla vendita delle centrali elettriche di Ascometal, altri 35 da dividersi tra banche e Mordashov), necessario per garantire liquidità al gruppo industriale. «Pur comprendendo le difficoltà - fa sapere Bartoletti - il fatto che ancora non si sappia nulla di un accordo definitivo con le banche, rappresenta un elemento di grande incertezza e preoccupazione per il presente e per il futuro prossimo».  Giugno però potrebbe essere il mese buono per la chiusura dell'accordo che, vista la complessità, ha richiesto tempi tecnici lunghi. Solo quando l'accordo defintivo sarà raggiunto scatterà la nuova fase, con la definizione della nuova struttura societaria di Lucchini e - quindi - con la definitiva uscita di scena dei russi a favore delle banche.  Il fatto che su Lucchini sia ormai da giorni calato il silenzio non vuole dire necessariamente che la situazione sia in una fase di stallo. Sembra infatti che, seppur lentamente, i contatti tra il gruppo siderurgico e il fondo internazionale Apollo per la cessione di Ascometal stiano proseguendo. La cessione, importante per il rilancio finanziario del gruppo, procede in parallelo con l'accordo con gli istituti bancari. Anche la convocazione al ministero dello Sviluppo economico, richiesta a più riprese da istituzioni e sindacati, non è ancora arrivata. Il vertice si terrà a giugno, quando la situazione tornerà a muoversi.  «Sappiamo che non è facile individuare un piano di rientro finanziario legato a un piano industriale che garantisca prospettive - commenta Bartoletti - così come mantenere vivo l'interesse verso chi ha intenzione di comprare garantendo un percorso di garanzia è un altro passaggio che non può essere trascinato a lungo». Ma se le dinamiche future di Lucchini sono incerte, a preoccupare di più i sindacati sono le ripercussioni in fabbrica. «Il gruppo dirigente è alle prese con un quadro di incertezze che non favorisce una gestione serena - commenta Bartoletti - la stessa ripresa del consumo di acciaio nel mercato non viene sfruttata a pieno, con ricadute sui lavoratori che hanno contratti a termine. Senza contare che le difficoltà finanziarie hanno ripercussioni anche sulle manutenzioni e sulla salute delle imprese dell'indotto». I primi lavoratori interinali sono già usciti dalla fabbrica. E mano a mano che andranno a scadenza l'azienda non rinnoverà i contratti a termine (12) e 28 interinali.

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