Il Tirreno

La Cassazione chiude la vicenda giudiziaria, condanna definitiva per l’allenatore del Venturina

Ricorso bocciato, Cantelli va in carcere

Cristiano Lozito   Luca Centini
Alida Grilli aveva 47 anni; Felice Cantelli è stato condannato per il suo omicidio avvenuto nel 2005
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Alida Grilli aveva 47 anni; Felice Cantelli è stato condannato per il suo omicidio avvenuto nel 2005

Con l'indulto cinque anni da scontare per l'omicidio dell'amante

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VENTURINA. Sei anni di battaglie legali, tre gradi di giudizio, un ultimo ricorso respinto dalla Cassazione: per Felice Cantelli, il 49enne operaio e allenatore del Venturina, accusato dell'omicidio dell'amante, Alida Grilli, il percorso giudiziario si è concluso con la conferma alla pena di otto anni. Ha giurato fino all'ultimo di essere innocente, ma i giudici non gli hanno creduto. Per lui ora c'è il carcere. «Non posso parlare, rivolgetevi al mio avvocato». Al telefono la voce di Felice Cantelli è calma, senza esitazioni, nel tentativo di tenere a bada la tempesta delle emozioni. «L'unica cosa che vi domando - conclude - è il rispetto per la mia famiglia».  Del resto l'operaio della B-Pack e allenatore del Venturina, temeva questo momento da anni. Forse già dalla sera del 12 maggio del 2005, dopo l'ultimo incontro con Alida Grilli nel bosco di Montioni.  Un appuntamento che si trasformò in tragedia: per lei la morte, avvenuta per "asfissia meccanica violenta", secondo la sentenza. Per lui, un uomo apparentemente tranquillo che mai ha avuto problemi con la giustizia, il carcere.  Sono le 23 di mercoledì quando la Corte di Cassazione comunica la sentenza definitiva.  L'ultimo ricorso presentato dall'avvocato Alberto Uccelli, difensore di Cantelli, è respinto. La condanna a otto anni di reclusione per omicidio preterintenzionale, emessa dal Tribunale di Livorno nel novembre 2007 - e confermata integralmente in appello - non è più solo una minaccia per Cantelli.  In pochi minuti la notizia piomba come un macigno nella casa dell'ex calciatore. Qualche amico lo va subito a trovare per cercare di dargli conforto nell'attesa che venga eseguita l'ultima sentenza.  Ormai infatti è una questione di ore. Il tempo necessario alla Procura di Livorno per inoltrare ai carabinieri l'ordine di custodia cautelare, poi per Cantelli il carcere da incubo diventerà dura realtà.  Gli otto anni inflitti dai giudici col rito abbreviato in realtà, grazie all'indulto, diventeranno cinque. La buona condotta (che garantisce uno sconto di 45 giorni ogni sei mesi di carcere) potrebbe portarlo fuori tra quattro anni. Infine, scontati due terzi della pena, ci sarebbe la semilibertà.  Cantelli in tutti questi anni, e fin dal momento in cui incontrò i carabinieri, non ha mai cambiato versione: Alida Grilli si era sentita male improvvisamente, mentre i due erano in un momento d'intimità all'interno dell'auto.  L'uomo a quel punto l'aveva trasportata fuori dal bosco, perché lì non c'era segnale per il telefonino e chiedere aiuto era impossibile, e arrivato qualche chilometro più in là, in un'ex casa cantoniera dove c'è un telefono fisso, aveva chiesto l'intervento di un'ambulanza. Tutto inutile perché quando arrivò sul posto il medico del 118 potè solo constatare la morte dell'impiegata suveretana.  L'ipotesi del malore non ha mai convinto i carabinieri, subito insospettiti dal fatto che Cantelli sul momento aveva fornito diverse versioni sulle ragioni della sua presenza a Montioni insieme alla donna, atteggiamento del resto comprensibile vista la situazione.  Sospetti diventati poi una tesi precisa, anche sulla base di riscontri investigativi, e alla fine considerati credibili dai giudici: una tesi che arrivava a ipotizzare una lite scoppiata al culmine di un'accesa discussione - nata forse per la decisione dell'operaio di interrompere la relazione - seguita da una spinta o uno schiaffo, con la donna finita a terra e l'amante che con l'avambraccio o un ginocchio le schiaccia il collo fino a toglierle la vita.  Ma, secondo i giudici, Cantelli non voleva ucciderla: da qui la derubricazione in omicidio preterintenzionale, che gli ha evitato una condanna più pesante.

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