Il dolore
Niente licenziamenti, ma possibile ricorso agli ammortizzatori sociali per accompagnare ai pensionamenti
Oltre ottanta esuberi alla Coop
Giorgio Pasquinucci
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Linterno del punto vendita Coop di Salivoli e sotto la partenza di un camion dalla sede di Vignale Riotorto L'azienda presenta ai sindacati un piano di tagli e flessibilità
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PIOMBINO. Ottandue esuberi, 74 nella sede di Vignale Riotorto, 8 in quella di Terni. Sono questi i numeri che ieri mattina di direttore del personale della Coop Tirreno, Paolo Palmerio, ha comunicato ai sindacati. Diminuzione dei consumi e calo delle vendite, soprattuto negli Iper, costringeranno la Coop a chiudere anche il bilancio 2010 in rosso, dopo aver perso 24 milioni nel 2008 e 20 nel 2009. «Ai sindacati stamani non ho portato, né porterò, lettere di licenziamento», rassicura il Palmerio. Ciononostante la Coop è intenzionata a portare avanti il suo progetto di ristutturazione. «Anche aziende che hanno migliori risultati dei nostri - sostiene il direttore del personale - sono obbligate a ricercare soluzioni in questo momento di crisi. Molti dei nostri competitori hanno chiuso negozi, soprattutto gli iper o disdetto i contratti di secondo livello. Le grosse catene stanno abbandonando completamente il Sud». Il confronto su come saranno gestiti gli esuberi non è neanche cominciato. I sindacato hanno infatti chiesto di verificare i numeri ufficio per ufficio. Ma i conti in realtà i dirigenti Coop li hanno già fatti. È molto probabile che si faccia ricorso agli ammortizzatori sociali, accompagnando i più anziani, per contributi ed età, al pensionamento. Ma prima occorre passare dalla verifica e da un eventuale accordo. Ma come è possibile che gli organici si siano gonfiati così tanto da rendere nececessari tagli così drastici? «Quattro anni fa - spiega Palmerio - abbiamo ristrutturato le rete di vendita. Gli iper, secondo il modello francese, erano strutturati come aziende autonome, avevano un'amministrazione separata ed ognuno provvedeva per conto proprio agli acquisti. Avevamo dieci ipermercati, tutti con la propria struttura contabile e commerciale». La ristrutturazione di quattro anni fa ha dunque alleggerito la rete, ma appesantito il centro di Vignale. «Ne eravamo cosapevoli - sostiene il direttore del personale - ma abbiamo deciso di non procedere ad una ristrutturazione contemporanea per evitare grossi traumi. Ora siamo arrivati al nodo: dobbiamo ridurre i costi centrali». La sede di Terni, ereditata dopo la fusione con la Coop dell'Umbria, sarà chiusa. Ai 74 esuberi di Vignale sarà offerta in prima battuta la possibilità di una ricollocazione nella rete di vendita. Ma c'è un problema oggettivo. Gran parte di quel personale è costituito da quadri, che certo non possono andare a sostituire una cassiera. «Per noi è molto più difficile ristrutturare e tagliare i costi. I nostri concorrenti privati chiudono, interrompono la contrattazione integrativa e moltiplicano le mansioni. Non possomo certo confontarci con loro - sostiene Palmerio - per questo abbiamo preso a riferimento le performance di altre cooperative. La media dei nostri costi centrali è del 4% sul fatturato (circa un miliardo e 200milioni). Il costo medio di altre Coop e del 2,6% ed oscilla dal 2% dell'azienda più virtuosa, l'Unicoop Firenze, alla nostra. Noi abbiamo preso in considerazione i prametri della Coop Estense, che ha una ramificazione sul territorio più simile alla nostra». I dirigenti della Coop non non pensano tuttavia solo a tagliare gli esuberi. Chiedono ai sindacati di passare ad un'organizzazione del lavoro più flessibile. «L'orario di lavoro dei dipendenti della rete commerciale è di 37 ore settimanali - spiega il direttore del personale, distribuito generalmente in un solo turno, la mattina o il pomeriggio. Il rapporto tra turno unico e quello spezzato è di 5 a 1. In molte altre aziende concorrenti questo rapporto è rovesciato e questo ci rende meno competitivi». Non solo più turni spezzati ma anche disponibilità del personale dei negozi a svolgere più mansioni. Lo dice chiaramente Paolo Palmerio: «Una cassiera non puo pensare di rimanere sempre fissa alla barriera casse». In cambio Coop Tirreno ha promesso stamani ai sindacati che investirà tutte le risorse che deriveranno dalla maggiore flessibilità per trasformare i contratti part-time in contratti full-time o, comunque, con orari più estesi. Sono circa 2.500 su 5.012 i contratti a tempo parziale. La Coop ha finora fatto ricorso a questo tipo di rapporto di lavoro per coprire le punte di maggiore impegno, ma è chiaro che due dipendenti a tempo parziale finiscono per costare di più di un full-time, soprattuto se utilizzabile con orario spezzato. Il recupero delle flessibilità dovrà servire anche ad eliminare il ricorso agli stagionali, che già da questa estate si pena di eliminare.
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