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Morto in cella: l'ombra della droga

L’ingresso del carcere
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L’ingresso del carcere

L'autopsia sul corpo del detenuto, si sospetta un'overdose

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 PORTO AZZURRO. Forse un decesso causato da infarto provocato da una assunzione di sostanza stupefacente. Potrebbe essere questa la causa della morte di Enrico Brera, trovato cadavere nei giorni scorsi nella sua cella nel carcere di Porto Azzurro.  Ieri è stata fatta l'autopsia ma occorrerà attendere ancora sessanta giorno di tempo.  Il periodo necessario per i risultati tossicologici, per i chiarimenti del caso, per avere la certezza.  Si cerca di capire se motivo scatenante potrebbe essere stata l'assunzione di sostanza stupefacente che l'uomo, che era ritornato da un permesso premio a Milano per sbrigare alcune faccende personali, forse potrebbe aver portato con se nascondendola ai pur meticolosi controlli che erano stati fatti. Qualcosa di più di una ipotesi da parte degli inquirenti che stano occupandosi del caso.  Sarà il risultato dell'autopsia a chiarire ogni dubbio su questa morte improvvisa dentro una cella del carcere e che non ha lasciato scampo. Brera ormai cadavere ewra stato trovato sabato scorso dagli agenti di turno della polizia penitenziaria del carcere di Porto Azzurro: era privo di vita, disteso nel suo letto nella sua cella che occupava da solo.  Enrico Brera aveva da poco compiuto 53 anni.  Gli restavano da trascorrere in cella due anni.  Era giunto a Porto Azzurro quasi al termine della sua pena. Era un detenuto tranquillo, con la passione per la scrittura, in particolare per la poesia.  Con una sua opera, nel 2005 aveva partecipato al premio nazionale "Emanuele Casalini", promosso dalla San Vincenzo De Paoli e dall'Università della Terza Età.  Non aveva vinto ma i suoi versi, che raccontano il dramma della prigione e della mancanza di libertà, erano stati segnalati dalla giuria tra i migliori.

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