Sicurezza
I privati in società con il Comune per gestire il porto
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Lapprodo turistico di Porto Azzurro affidato alla DAlarcon 2 MINUTI DI LETTURA
PORTO AZZURRO. Sarà privatizzata la società D'Alarcon, la cooperativa che esegue su incarico del comune vari servizi sul territorio e alla quale sarà affidata (almeno temporaneamente) la gestione dell'approdo turistico portoazzurrino. Una risposta chiara quella del sindaco di Porto Azzurro Maurizio Papi all'interrogazione presentata dai consiglieri di minoranza: Cinzia Battaglia, Andrea Formante, Gianfranco Pinotti, Davide Solforetti e Dario Trambusti. Una interrogazione sulla "gestione dello specchio acqueo e dell'approdo turistico". Interrogazione che era stata formulata all'indomani della sentenza del Tribunale Amministrativo regionale con la quale veniva bocciata la procedura seguita dal Comune per l'affidamento alla D'Alarcon. In questo modo, la gara d'appalto sull'approdo è ritornata in consiglio. Alla decisione del Tar la giunta ha risposto con la "mossa" da provetti giocatori di partite a scacchi di privatizzare la cooperativa, mettendo in vendita il quaranta per cento delle azioni, conservando però la maggioranza. E quindi ripartire con la gara d'appalto. Questa è la risposta della giunta Papi. Il tribunale amministrativo, cui si era appellata la società Ahetalia Marine Services, aveva emesso il verdetto in forza del quale s'invitava il Comune ad adottare, in ordine alla scelta del concessionario, una "nozione comunitariamente orientata", nel pieno rispetto della normativa vigente. Tutto questo era dettato da due principi ispiratori che presiedono la gestione dei servizi pubblici: la salvaguardia della libera concorrenza e l'ammissione dell'affidamento diretto a società in "house" in situazioni eccezionali. Il Tar ha accolto il ricorso della società che si era appellata, considerato che il Comune, riguardo alla pubblicità dell'avvio del procedimento, si era limitato nel dare notizia esponendo la delibera del consiglio all'albo pretorio del municipio. E stato riconosciuto che l'esposizione non è stata sufficiente. Ma soprattutto non è coerente con "i principi di evidenza pubblica" regolamentati dalle disposizioni legislative. La minoranza aveva ribadito il fatto che il Comune non ha dato «certezza di particolari ragioni giustificatrici della gestione tramite società house».
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