Finanza
Raid in Libia, si dimette da consigliere
Yuri Tiberto lascia l'amministrazione comunale di Campo nell'Elba
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MARINA DI CAMPO. Si è dimesso da consigliere comunale per protestare contro i raid in Libia. Quelli che hanno ucciso Saif al Areb uno dei tre figli di Gheddafi e i suoi tre nipotini. Una protesta forte quella di Yuri Tiberto, 46 anni, consigliere comunale di Campo nell'Elba che ha formalizzato la sua decisione in una lettera inviata non solo a Vanno Segnini, sindaco di Campo nell'Elba ma anche al presidenza della Repubblica, ai presidenti di Camera e Senato, a Silvio Berlusconi. Una protesta forte quella di Tiberto balzato agli onori della cronaca durante i mondiali grazie al polpo Paul il cefalopode-oracolo dell'acquario di Oberhausen, star dei mondiali 2010 catturato nelle acque dell'isola, a Marina di Campo, propio da Yuri Tiberto insieme con Verena. Quasta volta il discorso è diverso, una questione morale. Dice Tiberto «Pur nella mia modesta qualità di semplice Consigliere di un piccolo Comune, mi sento a tutti gli effetti un rappresentante dello Stato e delle sue Istituzioni». Tutto legato al raid in Libia. Sottolinea Tiberto «Ho appena appreso la notizia che un raid Nato, e che per quanto ne sappiamo potrebbe benissimo essere stato effettuato anche da un nostro aereo, finalizzato sembra all'eliminazione fisica di un Capo di Stato, indubbiamente dittatoriale e autoritario, ma che fino a poco tempo fa veniva tranquillamente ricevuto ed omaggiato dalla Comunità internazionale in generale e dai nostri massimi rappresentanti in particolare, nel contesto di una guerra non dichiarata e comunque del tutto interna ad un Paese terzo, ha avuto come bersaglio una civile abitazione, e come vittime un giovane, reo solo di rapporti di stretta parentela con l'obiettivo principale, sua moglie, nonché tre bambini». Oltre la guerra almeno per Tiberto che precisa: «La notizia, è, di una gravità inaudita e inaccettabile. Ritenendo violato in maniera palese l'articolo 11 della Costituzione con il pieno consenso di chi avrebbe avuto il dovere istituzionale di impedirlo, e ritenendo il nostro Stato, a tutti gli effetti, non posso e non voglio continuare a rappresentarlo in alcun modo». Da queste presupposti le dimissioni da consigliere comunale. Dice Tiberto: «Non parteciperò ai prossimi consigli Comunali, anche se mi riservo di posticipare le dimissioni, non oltre la fine dell'anno, solo per evitare possibili paralisi nei lavori del Consiglio del Parco nazionale».
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