Il Tirreno

La ricetta di Legambiente per far crescere l’Elba

«Un nuovo modello di sviluppo che metta al centro l'ambiente»

Un momento del convegno organizzato nella sede del Parco
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Un momento del convegno organizzato nella sede del Parco

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 PORTOFERRAIO. «Il Parco è un adolescente ancora con i brufoli che non sa cosa fare da grande. Cosa deve fare lo sappiamo e qualche cosa ha già fatto. Ma è giunto il momento che cresca, diventi grande». Come? Abbandonando una volta per tutte modelli di sviluppo «basati sul cemento e sulle seconde case e arrivati a fine corsa, per fare dell'ambiente il vero modello di sviluppo, perché è l'ambiente che muove il turismo. Con il Parco c'è la possibilità di crescere e di mettere in banca il patrimonio che abbiamo ma che non conosciamo o non sappiamo valorizzare confondendolo con una rendita». Con queste parole Umberto Mazzantini, portavoce di Legambiente Arcipelago, ha aperto il convegno - organizzato proprio da Legambiente - dedicato ai primi 15 anni di vita del Parco e alle prospettive di svuluppo dell'ente e quindi di tutta l'isola.  La sua è stata un presa di posizione forte contro i meccanismi che hanno governato la trasformazione del territorio in una zona di seconde case «che ha consentito di arricchirci - afferma - ma che non ha più futuro». E anche una presa di coscenza del fatto che il Parco non può, da solo, cambiare le cose. «Un modello nuovo, che metta al centro le risorse ambientali - afferma - può essere costruito solo insieme ai Comuni, alla Provincia e alla Regione». Legambiente non dice no a una revisione dei confini del Parco, come da tempo proposto dall'ex commissario dell'ente, il sindaco Ruggero Barbetti, «a patto che - afferma Mazzantini - il Parco non diventi un giardino». Sostiene con forza la necessità di andare vero la nascita dell'area marina protetta dell'Arcipelago «per difendere il nostro mare - continua Mazzantini - dall'aggressione che arriverà con la costruzione di nuove infrastrutture portuali sulla costa, come quella prevista a Piombino, nei confronti della quale attualmente non ci sono strumenti di difesa». E più di tutto pensa a un Parco non ingessato ma in movimento che cresca e, in questo modo, faccia crescere l'isola.

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