Il dolore
In marcia l'impianto Slag Pit
Luca Centini
◗
La visita allo Slag Pit, a sinistra Calcagni e Anselmi ieri in Lucchini e i tecnici che hanno curato la realizzazione del nuovo impianto Alta tecnologia al servizio del trattamento delle scorie
3 MINUTI DI LETTURA
PIOMBINO. Il rumore martellante si sentiva da viale Unità d'Italia ma, a seconda del vento, correva forte fino al centro città. Le paiole, appena sversato l'acciaio fuso, venivano ripulite nell'area dell'ex cantiere Siderco. Quei colpi assordanti, già da alcune settimane, sono un ricordo. Il trattamento delle scorie, infatti, è stato trasferito allo Slag Pit, il nuovo impianto realizzato da Lucchini in collaborazione con la società di servizi siderurgici Harsco Metal in quella che, fino al 2008, era l'area di pertinenza del vecchio Afo 1 poi demolito. Ieri il management Lucchini ha presentato ufficialmente il nuovo "gioiellino" dello stabilimento. L'Ad Marcello Calcagni ha fatto gli onori di casa con il resto dello staff Lucchini. E, dopo una breve conferenza introduttiva, ha guidato il gruppetto di giornalisti nel cuore della fabbrica, in visita al nuovo impianto. «Con lo Slag Pit - ha spiegato Calcagni - si passa da una struttura obsoleta a una ben più innovativa, con benefici in termini di efficienza, sicurezza e riduzione di impatto ambientale». L'avvio dell'impianto rappresenta, infatti, l'atto finale di un progetto venuto a costare 36 milioni di euro. Non uno scherzo. Soprattutto in una fase complicata per la siderurgia e, in particolare, per Lucchini. Almeno da una decina d'anni si discute dello spostamento delle lavorazioni dall'area ex-Siderco, che Lucchini è pronta a rilasciare al Comune nell'ambito di Città Futura. La fase di progettazione è scattata da oltre quattro anni. Lo Slag Pit tratta a caldo le scorie d'acciaio primarie, in arrivo dai convertori (40-60 paiole al giorno con acciaio liquido a 800 gradi), e quelle secondarie dalla colata continua (10-12 paiole al giorno). Lavorerà in modo integrato con l'impianto Mrp, in fase di ultimazione nella zona Vertek, per il recupero del minerale ferroso dalle scorie. Nella nuova struttura si lavoreranno in tutto 500mila tonnelate di scorie all'anno. Alla realizzazione della struttura, che è gestita dalla Harsco Metals, hanno collaborato 37 ditte esterne. Inoltre sono stati assunti 20 nuovi addetti per la sua gestione, mentre l'organico di Lucchini Servizi in forza all'ex cantiere Siderco è stato riassorbito in altri reparti della fabbrica. L'obiettivo di Lucchini è dare fluidità al processo di trattamento delle scorie. Basta dare un'occhiata al nuovo impianto per rendersene conto. Lo Slag Pit si presenta come una vasta struttura coperta, semicircolare. Protegge 14 vasche in cemento armato destinate a ricevere le scorie d'acciaio ancora incandescenti. Accanto all'impianto si trova un capannone destinato al rimessaggio di 3 mezzi su gomma kress. "Bestioni" gommati che, ben più flessibili e manovrabili, hanno sostituito i treni nelle attività di carico e sversamento delle paiole. A poche decine di metri dall'ingresso dell'impianto c'è una piccola stazione di lavaggio dove i kress, terminato lo sversamento, vengono ripuliti. Il passaggio al trasporto su gomma ha reso necessari interventi significativi sulla viabilità interna allo stabilimento. In alcuni tratti, percorsi dai kress, è stata allargata la carreggiata, sfruttando gli spazi sottratti alla ferrovia. In questo modo i mezzi gommati possono attraversare rapidamente i 400 metri che separano l'impianto dai convertitori. A vederli all'opera, sembra che scaricare le scorie sia una passeggiata. Il mezzo si avvicina adagio e, dall'alto scarica nella vasca le scorie, ancora liquide e incandescenti. Intanto l'impianto "Dry Fog" spruzza acqua nebulizzata nella zona delle operazioni. Intorno al materiale sversato si forma una specie di barriera di vapore che impedisce il disperdersi delle particelle di polvere. La vasca, una volta riempita, viene allagata per consentire il raffreddamento delle scorie. E, tramite opportune canalizzazioni, l'acqua è recuperata e reimmessa nel ciclo. Niente polveri, quindi. E nessun rumore assordante. Le paiole, modificate per poter essere trasportate dai mezzi gommati, non sono più battute dal fondo ma fatte oscillare e sbattute ai bordi superiori contro supporti speciali.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
