Gioco
Conciliazione al palo fra critiche e disagi I legali si organizzano
Luca Centini
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Unudienza e sopra la sede del tribunale 3 MINUTI DI LETTURA
PIOMBINO. Partenza col freno a mano tirato. L'operazione "conciliazione obbligatoria", dopo un mese esatto dal via libera del Ministero della giustizia, stenta a ingranare. I motivi? Diversi. L'ok alla conciliazione ha prima di tutto scatenato le critiche degli avvocati, culminate con un ricorso al Tar che ha messo in discussione alcuni punti della nuova legge. E non sono da meno le difficoltà organizzative, legate soprattutto agli accreditamenti a rilento degli organismi che si devono occupare della mediazione. Prendiamo Piombino. Oggi chi vuole rivolgersi a un mediatore può farlo andando a Grosseto e Pisa, dove sono attivi organismi pubblici, o a Livorno, dove è accreditata una società privata. Solo tra qualche mese anche Piombino avrà un organismo di mediazione ad hoc, istituito dall'Associazione forense. «Un organismo in città ridurrà i disagi per i cittadini e per gli stessi legali - spiega l'avvocato Antonio Marta, presidente dell'Associazione forense piombinese - in due assemblee distinte abbiamo presentato l'idea e buttato giù una bozza di statuto. Sono state apportate alcune modifiche, a breve saremo pronti per inviare la documentazione al Ministero. I tempi burocratici per l'accreditamento sono abbastanza lunghi, ma credo che entro pochi mesi l'organismo sarà funzionante». Il via libera alla conciliazione obbligatoria è, per il Ministero, la strada idonea per alleggerire il carico di cause civili nei tribunali. Ma, come spesso capita, la reazione alle nuove direttive non è stata immediata. «Da un mese a questa parte mi è capitato un solo caso - commenta Antonio Marta - anche se è chiaro che nei prossimi mesi le mediazioni aumenteranno considerevolmente». La conciliazione è infatti obbligatoria dal 21 marzo per chi avvia una causa civile. Prima di andare dal giudice le parti coinvolte sono obbligate a cercare un accordo per le controversie su diritti reali, divisioni, successioni, patti di famiglia, locazioni, comodato, affitto di aziende, responsabilità medica, diffamazione, contratti assicurativi, bancari e finanziari. Tra un anno si dovrà ricorrere alla mediazione anche in materia di condominio e di risarcimento dei danni da circolazione di veicoli e natanti. Il tentativo di conciliazione può durare al massimo quattro mesi e, se c'è l'accordo, gli effetti diventano irrevocabili. In caso contrario si va dal giudice. «Non è stato introdotto un nuovo sistema giudicante - chiarisce l'avvocato Marta - il mediatore non esprime un giudizio ma sonda il terreno affinchè le parti trovino un'intesa. Può essere davvero uno strumento efficace? Dipende da come viene recepito dai cittadini e dagli addetti ai lavori». E, a dire il vero, le polemiche sono scattate ancora prima dell'approvazione della nuova procedura. «Il Tar del Lazio ha accolto il ricorso dell'Oua (Organismo unitario dell'avvocatura) rinviando il giudizio sulla nuova procedura alla Corte Costituzionale - sostiene l'avvocato Antonio Marta - ad essere messi in dubbio sono diversi aspetti della normativa. A non convincere è soprattutto l'obbligatorietà della conciliazione, che in altri paesi è facoltativa. Per la conciliazione non vale, inoltre, la competenza territoriale». In pratica è il primo contendente che richiede la conciliazione a scegliere l'organismo e, di conseguenza, anche la località in cui si svolgerà. A queste condizioni un cittadino potrebbe essere chiamato a mediare anche a centinaia di chilometri di distanza.
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