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Toremar battuta in aula da dodici marittimi

Marittimi della Toremar durante un’assemblea a bordo di una delle navi della compagnia ormai vicina alla vendita
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Marittimi della Toremar durante un’assemblea a bordo di una delle navi della compagnia ormai vicina alla vendita

Il loro contratto precario dovrà diventare a tempo indeterminato

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 PORTOFERRAIO. Toremar sarà costretta a trasformare in contratti a tempo indeterminato 12 rapporti di lavoro di altrettanti marittimi che fino ad oggi hanno lavorato sostanzialmente come precari. Lo ha deciso il tribunale del lavoro e si tratta solo della prima serie di 35 cause di questo tipo.  A darne notizia è l'avvocato che ha difeso i dipendenti della Toremar, Cesarina Barghini, che aveva ottenuto una prima vittoria nei confronti della compagnia alcuni mesi fa. Una causa pilota alla quale è seguita questa seconda sentenza, emessa dal giudice del lavoro, la dottoressa Jaqueline Monica Magi, grazie alla quale 12 dipendenti Toremar hanno ottenuto lo status di lavoratori a tempo indeterminato dopo anni di contratti di fatto precari ma in virtù dei quali era stato acquisito, se pure la compagnia non lo riconoscesse, il diritto a una regolare assunzione.  «Le preoccupazioni di molti marittimi - spiega l'avvocato - si erano fatte più incalzanti dopo la notizia della cessione al privato, in considerazione del fatto che la loro posizione formale di lavoratori a tempo determinato non garantisce il mantenimento del posto di lavoro. Così a partire dal novembre 2009 per arrivare fino a pochi giorni fa, sono stati depositati 35 ricorsi per la conversione del loro rapporto di lavoro».  Per Barghini la decisione del giudice «non avrebbe potuto essere diversa - afferma - in quanto la fondatezza della pretesa avanzata dai miei assistiti è acclarata. Infatti, sebbene non vi fosse giurisprudenza specifica del nostro tribunale sulla materia, almeno fino alla sentenza emessa in favore di D'Amato Vincenzo, che era stato il protagonista della causa pilota, si era ormai aperto un filone dal quale sarebbe stato inimmaginabile potersi discostare. Basti pensare che tra i dispositivi che ho notificato oggi alla Toremar vi sono marittimi per i quali il giudice ha dichiarato la sussistenza di un rapporto a tempo indeterminato con decorrenza dal 1984, 1986, 1989, fino al più recente che risale comunque al novembre 2003».  Per l'avvocato lo stesso esito potranno avere ora anche gli altri ricorsi. «E' solo un problema di tempo - afferma - e comunque anche la società acquirente non potrà ignorare i principi generali dettati dal giudice nelle analoghe fattispecie già decise».  L'esame della situazione occupazionale in Toremar effettuata da Barghini già nei giorni scorsi aveva portato l'avvocato a esprimere preoccupazione per la mancanza di garanzie per i lavoratori all'interno del bando di privatizzazione. Ma le rassicurazioni arrivate dalla Regione, la quale ha confermato il trasferimento alla nuova società di tutti i 198 occupati a tempo indeterminato (di cui 180 addetti come personale navigante), non sono riuscite a chiarire la situazione.  «In Toremar - spiega l'avvocato - non esistono 180 marittimi a tempo indeterminato: vi sono 84 dipendenti in continuità di rapporto di lavoro che certamente hanno un regime di stabilità analogo a quello disciplinato dalle norme del rapporto a tempo indeterminato e poi vi sono i 12 marittimi per i quali il giudice ha dichiarato la sussistenza di un rapporto di lavoro a tempo indeterminato, in tutto 96 marittimi, quindi solo poco più del 50% del numero indicato dalla Regione». Barghini si chiede a quali marittimi faccia riferimento la Regione. «Occorre maggiore chiarezza - conclude il legale - sono salvi i livelli occupazionali di 180 marittimi a prescindere dal regime del contratto di lavoro o solo quelli che formalmente risultano a tempo indeterminato e che sono circa la metà?».

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