Il Tirreno

Per il giudice civile nessuna responsabilità di Ciompi per il decesso di un giovane motociclista

Morì in ospedale, assolto medico elbano

Luigi Ciompi
◗
Luigi Ciompi

2 MINUTI DI LETTURA





 PORTOFERRAIO. Un'assoluzione dopo due anni. Il Tribunale di Livorno Sezione Civile nella persona del giudice unico Roberto Urgese si è pronunciato sulla causa civile legata alla morte di Federico Biondi deceduto per rottura di milza nell'agosto del 2005 dopo un incidente con la moto.  La sentenza depositata a fine anno è stata resa nota solo in questi giorni ha condannato la Asl di Livorno e Enrico Paganelli al risarcimento dei danni subiti dalla famiglia ed al pagamento delle spese processuali.  Assolto invece Luigi Ciompi, difeso dall'avvocato Luca Curcio di Firenze, che nel precedente procedimento penale, nel dicembre 2009, era stato condannato a un anno e sei mesi, senza attenuanti generiche.  Nel formulare l'assoluzione il giudice Urgese si è avvalso della consulenza di Bellantone (ordinario di Chirurgia all'Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma). Federico caduto dalla propria moto intorno alle 18, venne soccorso da un'ambulanza senza medico e trasportato al pronto soccorso ortopedico. Ricevute le prime cure per una frattura della scapola, venne intorno alle 20 trasferito al pronto soccorso generale per un'ulteriore valutazione specialistica chirurgica visto che alla dimissione riferiva anche un trauma addominale.  La triagista del pronto soccorso generale non notò niente di particolare, gli assegnò un codice verde e lo mise in attesa.  Dopo circa 30 minuti venne introdotto nell'ambulatorio di Ciompi e qui uno shock emorragico ne provocò la morte. Ciompi che attualmente presta servizio presso il reparto di chirurgia di Portoferraio ha appreso la notizia dell'assoluzione dalla stampa. «Sono addolorato, ha detto, per la famiglia Biondi che ha perso il proprio figlio, una perdita incommensurabile, ma moralmente sono sempre stato tranquillo e sicuro di non avere responsabilità per questa morte. L'episodio ha distrutto la mia vita di relazione e la mia famiglia - prosegue Ciompi - e ho dovuto subire tutta una serie di umiliazioni fino a vedere addirittura pignorato il mio stipendio. Ma il tempo è galantuomo. Un giudice serio ed attento e un giusto nonché autorevole e libero consulente hanno escluso nel civile ogni mia responsabilità nella vicenda semplicemente prendendo in considerazione i fatti oggettivi e le indicazioni della scienza medica vera: ora attendo fiducioso l'appello del processo penale».

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Sicurezza

Massa, tre rapine in due ore in centro: arrestati due giovanissimi

di Redazione Massa