Finanza
«Pronto soccorso a rischio collasso»
Antonella Danesi
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Lingresso del pronto soccorso dellospedale di Portoferraio La Uil incontra i lavoratori: vogliamo garanzie sul personale
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PORTOFERRAIO. Ce la farà il pronto soccorso dell'ospedale elbano a far fronte al carico dei mesi estivi? Su questo e sulla situazione della sanità elbana in generale, ieri mattina, la Uil provinciale ha organizzato un incontro con i suoi iscritti elbani. La priorità, secondo Paolo Camelli, segretario provinciale della Uil Fpl Sanità, è valutare se il pronto soccorso elbano corriponde alle linee guida dell'accreditamento, quindi vedere quello che il piano prevede e quello che effettivamente ha il pronto soccorso, sia in termini numerici che di organizzazione, con garanzie di standard di sicurezza accettabili per un pronto soccorso che come gli altri oltremare si attesta su circa 25 mila accessi annui. «Le prossime settimane discuteremo il piano estivo - ha annunciato Camelli - e chiediamo che siano garantiti i numeri dello scorso anno. Legato al pronto soccorso è il problema della guardia turistica. Circola voce che la Asl 6 abbia intenzione di ridurre i tre mesi canonici in cui è attiva. «Se questo succedesse - ha spiegato il sindacalista - avremmo una maggiore pressione sul pronto soccorso rispetto agli anni precedenti». Se resta una rete territoriale efficiente di guardia medica i pazienti si ridistribuiscono sul territorio, in caso contrario gli operatori si aspettano una domanda più forte all'emergenza-urgenza. Ciliegina sulla torta la riduzione delle risorse disponibili «con l'aggravante - ha fatto presente Camelli - che non esiste più un fondo per i servizi territoriali erogati alle famiglie che hanno in casa familiari non autosufficienti. Ed anche questo incide sulla situzione del pronto soccorso o sui ricoveri in medicina. A fronte di meno risorse crescono i bisogni in termini di medicina generale di pronto soccorso e di diagnostica». Secondo la Uil le risorse vanno ripartite in maniera più razionale, fare scelte che rispondano ai bisogni primari dei cittadini. «Questo è un territorio in cui fare scelte selettive - secondo la Uil provinciale - che devono andare ad insistere sul pronto soccorso, sulla medicina, sulle specialistiche chirurgiche, con integrazione della rete per mantenere un livello accettabile dei servizi anche di ostetricia e ginecologia». Punta a creare meccanismi che incentivino i tecnici a venire a sud della provincia per consentire ai cittadini di avere prestazioni di primo livello. Una politica che in parte l'Azienda ha già applicato come dimostra l'inversione di tendenza che il 2010 ha registrato per le fughe dei malati verso altri ospedali per il basso profilo assistenziale e che quindi vengono trattate nella rete aziendale. Oggi almeno 300 prestazioni restano a livello elbano con un costante recupero delle prestazioni di primo e secondo livello ed una selezione di chi va in altri presidi per perstazioni di terzo livello, più complesse. «I pazienti che restano all'Elba sono in crescita - annuncia Camelli - si tratta di valutare se sono numeri sostenibili per la nostra struttura sanitaria, pensata per un volume di attività standard. Da ora a maggio faremo un'analisi della situzione e faremo partecipi gli amministratori del quadro elbano e del suo pronto soccorso in particolare per avere personale estivo adeguato e una giusta attenzione ai servizi territoriali».
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