Il Tirreno

Tante storie difficili e un’ambizione comune: mettere da parte qualche euro e poi tornare a casa

Libertà e lavoro nei sogni dei migranti

Giorgio Pasquinucci
I migranti davanti alla tv che trasmette le immagini degli sbarchi e il giovane parrucchiere Mehdi; accanto il momento del pranzo
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I migranti davanti alla tv che trasmette le immagini degli sbarchi e il giovane parrucchiere Mehdi; accanto il momento del pranzo

Tranquilla e ordinata attesa tra i 15 tunisini accolti a San Silvestro

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CAMPIGLIA. Sono tutti incollati davanti alla Tv quando li incontriamo nella foresteria della Parchi a San Silvestro. Sul video scorrono le immagini di altri sbarchi a Lampedusa con sottotitoli in arabo. La terra che hanno sognato e sulla quale molti di loro non sono riusciti da arrivare. Aymen, 29 anni, racconta di averli visti annegare in tanti. Lui è arrivato su un barcone di 5 tonnellate di stazza sul quale erano assiepate 350 persone. Un viaggio di 32 due ore, pensando al futuro che lo aspettava e ai familiari che ha lasciato, i genitori e 5 fratelli.  Si sono ritrovati per caso nella foresteria di San Silvestro i quindici migranti tunisini. Non sono tutti arrivati con la stessa barca. A Lampedusa li hanno divisi. Ognuno di loro ha una storia da raccontare, ma per tutti è stata una fuga verso una libertà conosciuta a malapena dalla Tv.  Già, qual è questa libertà? Mehdi, 23 anni e un sorriso aperto, faceva il parrucchiere. Con un taglio di capelli riusciva a guadagnare al massimo un paio di dinari. «Non c'è lavoro, vivevamo male». Per arrivare a Lampedusa di dinari ne hanno dovuti pagare 2mila, circa mille euro. Un traffico sul quale qualcuno sta facendo affari d'oro.  Achraf, 19 anni, il più giovane del gruppo, i soldi non li aveva. Il suo viaggio lo hanno pagato gli amici ed un cugino che è riuscito a restare con lui. Suo padre è morto e la madre è gravemente ammalata.  «Niente libertà e niente lavoro - ripete Aymen - Andavo dovunque c'era una possibilità. Tutti impieghi precari, non c'è un mestiere da fare».  Chiediamo a ragazzi se sono fidanzati o sposati. Scuotono la testa con un sorriso amaro. «Impossibile - risponde sempre Aymen - non ci sono soldi per farsi una famiglia tranquilla, non c'è la possibilità di avere una donna». La famiglia di Aymen, la madre e cinque fratelli, vive con la pensione del padre: 120 euro al mese. «E' persino difficile trovare da mangiare». La loro libertà, dunque, non è esattamente come la nostra. E' prima di tutto, libertà di vivere.  A San Silvestro invece Comune ed associazioni si stanno facendo in quattro per non far mancare nulla. Leandro Paladini, governatore della Misericordia, prima delle 8 è già da loro per distribuire insieme agli altri volontari latte, biscotti e marmellata. Con lui c'è spesso il dottor Paolo Tamberi, dirigente del pronto soccorso di Villamarina e consigliere della Misericordia. Il Comune fa la sua parte, con l'assessore Mario Paladini che coordina gli interventi. «Sabato gli abbiamo montato la parabola sul tetto della foresteria». Il televisore, invece, lo hanno portato i volontari della Croce rossa di Venturina.  Il dottor Tamberi, che pur si è trovato spesso in situazioni di emergenza con la protezione civile, è meravigliato del comportamento di questi ragazzi. «Fanno tutto da soli, questo posto è più pulito di quando sono arrivati». Notiamo anche un grande rispetto per le cose e per la gente che arriva fin quassù per portare la propria solidarietà e non fare sentire lasciati se stessi questi ragazzi. Sono arrivati i volontari Sammarcanda, quelli dell'Arci e tanti altri.  Ecco, sono arrivati degli spaghetti fumanti. Uno di loro taglia per tutti e, in ordine, ognuno trova il suo posto. Invece di essere in un centro d'accoglienza sembra di essere in un cenacolo, tanto è il silenzio. Il pranzo delle Misericordia è finito. Non c'è problema. Due vigili urbani arrivano con due vassoi piemi di zuppa e di dolci. Li manda la Croce rossa, che aveva preparato tutto per la "pedalata" organizzata a Venturina. Anche questo è successo: Misericordia e Cri, che spesso si sono guardate in cagnesco, hanno ritrovato un nuovo spirito unitario in questa gara di solidarietà.

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