Il dolore
Picchiata dall'ex convivente
Valeria Parrini
Una cena tranquilla, poi l'improvvisa aggressione
2 MINUTI DI LETTURA
PIOMBINO. Come nei film. O negli spot contro la violenza sulle donne. La querela presentata un paio di giorni fa al commissariato da Giulia (il nome è di fantasia) è circostanziata. Ricostruisce tutto attimo per attimo. Spetterà a chi ne ha il compito, verificare e agire di conseguenza. L'altro protagonista è l'ex convivente di Giulia, piombinese come lei e come lei più o meno cinquantenne. La vaghezza dei dettagli nasce dalla necessità di proteggere l'identità di entrambi. La loro vita insieme è iniziata 5 anni fa. Ed è stato lui ad interromperla a fine 2010. «Il nostro è sempre stato un rapporto sereno e anche quando abbiamo deciso di chiudere, lo abbiano fatto in maniera civile e amichevole. Tant'è - racconta Giulia - che avevamo mantenuto contatti telefonici sporadici. Un paio di volte è venuto per ritirare qualche effetto personale». In una di queste occasioni, l'ex compagno le propone di trascorrere una serata insieme. Si decide per una cena a casa di lei. Atteggiamento distaccato e formale. Un brevissimo scambio di opinioni con toni leggermente alterati. E s'innesca la scintilla. Nella sua ricostruzione, Giulia, che è assistita dall'avvocato Fabrizio Callaioli, parla di un'aggressione improvvisa. «M'ha preso per i capelli e ha cominciato a picchiarmi sul viso. Urlava, dandomi della puttana e accusandomi d'avergli rovinato la vita. Ma soprattutto minacciava di uccidermi: "Non vado via da qui finchè non t'ho ammazzato"». Terrore, nessuna forza di reagire. Solo di proteggersi il volto con le gambe ogni volta che la scaraventava per terra. O sul divano. «Continuava a picchiarmi in un crescendo da film dell'orrore. Ogni volta che tentavo di sollevarmi - prosegue il racconto - mi riprendeva per i capelli. Me ne ha strappati a manciate. E continuava a picchiarmi nonostante lo implorassi di smettere mentre sentivo il sangue uscirmi dalla bocca. Sì, ero convinta che mi avrebbe ucciso, come continuava a ripetermi». Non sa come, ma Giulia riesce a raggiungere l'ingresso e ad afferrare le chiavi, sul tavolinetto accanto alla porta. E a scappare per rientrate solo quando l'auto dell'uomo non è più sotto casa. Un occhio tumefatto, il labbro spaccato, lividi e sgraffi che il suo medico ha potuto constatare il giorno dopo, invitandola a denunciare. «Subito non l'ho fatto. Un po' per paura un po' per vergogna. Ho capito - dice - che è vero: le vittime in qualche modo temono di essere colpevolizzate». Di questa storia Giulia conserva tanta amarezza. E le foto del suo volto insieme all'sms che lui le ha inviato il giorno dopo. E' salvato sul cellulare: «Non ci sono giustificazioni per certi gesti. Ti chiedo di andarmi a denunciare».
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google