Sicurezza
«Toremar, nessuna garanzia per i marittimi»
◗
Lavvocato Cesarina Barghini I dubbi dell'avvocato Barghini che ha assistito in giudizio i precari della compagnia
3 MINUTI DI LETTURA
PORTOFERRAIO. A poche ore dall'apertura delle buste con le offerte dei due concorrenti - Moby e Toscana di Navigazione - in gara per l'acquisto di Toremar scoppia il caso occupazione. Nel contratto di servizio con il futuro proprietario della compagnia regionale non ci sarebbero, secondo l'avvocato Cesarina Barghini, le necessarie garanzie per il mantenimento degli attuali livelli occupazionali. L'avvocato, che per altro ha seguito numerose cause di fronte al Tribunale del lavoro portate avanti dai precari della Toremar, ha esaminato la documentazione messa a disposizione dalla Regione. «Lo schema di contratto per l'affidamento dei "Servizi pubblici di cabotaggio marittimo di collegamento con le isole dell'arcipelago toscano" ed i relativi allegati - afferma con preoccupazione - non contemplano la sorte del personale attualmente in forza alla società armatrice. Si illustrano con dovizia di particolari gli aspetti relativi alla fornitura del servizio, tratte, naviglio, numero corse, tariffe, ecc. Ma le aspettative di cui tanto si è vociato e scritto all'alba delle prime news apparse sul processo di privatizzazione, relative all'impegno che avrebbe dovuto essere imposto alla società acquirente di conservare al personale dipendente il posto di lavoro, non pare abbiano trovato soddisfazione». Barghini esamina la situazione attuale del naviglio. «Considerando che le navi, oltre la stagionale e l'aliscafo - afferma - sono 6 e le tabelle minime di armamento impongono un equipaggio di 18 marittimi (16 l'Aegilium) per ogni turno e quindi attualmente 36 per nave, il personale si aggira intorno alle 230 unità. Di questi poco più di un terzo sono in continuità di rapporto di lavoro, mentre altrettanti, pur avendo da anni maturato i requisiti per la trasformazione in un rapporto di lavoro caratterizzato dalla stabilità, si trovano a tutt'oggi in una condizione formale di precariato». «L'acquirente - prosegue - dovrà prendere atto dell'esito delle numerose cause pendenti, alcune delle quali prossime alla decisione, ma per il precariato rimasto in attesa, in mancanza di clausole di salvaguardia espresse, è difficile prevedere quale sarà la sorte. Negli atti relativi alla privatizzazione non ci sono obblighi in tal senso, si parla di personale all'art.20 del contratto laddove si recita: "Toremar dovrà rispettare la normativa italiana circa il collocamento e l'arruolamento dei lavoratori marittimi per le prestazioni di servizio a bordo di navi italiane nonché i relativi accordi collettivi nazionali", ma le previsioni dettate in tale articolo sono pacifiche: non sarebbe possibile per una società privata investita di un servizio pubblico sottrarsi alla disciplina dettata dall'ordinamento in materia». Barghini esamina gli altri passaggi del contratto di servizio dove si parla di lavoratori. «Alla pagina 149 e 150 dell'allegato N - spiega - si prevede l'obbligo per l'armatore di comunicare periodicamente l'elenco del personale, ma anche qui non è previsto alcun impegno al mantenimento di quello attualmente in forza alla società. Si prevede, inoltre, l'eventuale ricorso al part time, un istituto estraneo all'attuale turnistica Toremar che lascerebbe, pertanto, presumere che la vigente organizzazione dell'orario di lavoro potrebbe essere modificata, con le ripercussioni che un passaggio dalla turnistica 15/15 ad esempio ad un 2/1 implicherebbe in punto di occupazione». «A mio modesto avviso - conclude l'avvocato - il problema avrebbe dovuto essere affrontato prima, al momento della formulazione del bando, con l'introduzione di una clausola espressa che salvaguardasse i lavoratori che hanno maturato i requisiti per la trasformazione del rapporto a tempo indeterminato, come del resto era già stato suggerito a suo tempo».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
