Il Tirreno

L'inferno è alle spalle, questo è il paradiso

Il sindaco controlla le camere: a sinistra si gioca a calcio sul piazzale
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Il sindaco controlla le camere: a sinistra si gioca a calcio sul piazzale

Croky, 22 anni, faceva il parrucchiere sognando l'Italia: 32 ore sul barcone per realizzarlo

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 CAMPIGLIA. «L'inferno è alle spalle, questo è il nostro paradiso». Occhi svegli, facce pulite. Un senso di spaesamento che, dopo il viaggio in nave e una lunga serie di controlli e visite mediche, era più che naturale. E' come se i quindici ragazzi tunisini, tutti di età inferiore ai 30 anni, abbiano finalmente ritrovato pace dopo giorni di grande sofferenza. Per loro il centro di accoglienza nel Parco di San Silvestro, con quella rocca medievale a svettare sulle loro teste, è un punto di partenza. Il primo passo di una nuova vita. «L'Italia è il mio sogno - dice Chokri, appena 22 anni e un passato da parrucchiere - ho fatto dei sacrifici per essere qui, spero di lavorare per mandare soldi ai miei genitori».  E'la disperazione ad averlo spinto a lasciare casa sua. Si è imbarcato con altri 48 compagni di avventura. Viaggiare 32 ore stipato in un barcone, spendendo 1500 euro, non è uno scherzo. Il 26 marzo ha messo piede a Lampedusa. Con lui c'erano una parte degli ospiti della foresteria. Altri sono arrivati il 24 marzo. Per tutti Lampedusa è una pagina da voltare in fretta. Basta nominare l'isola siciliana per far cambiare espressione ai ragazzi tunisini. «Quando sono arrivato là ho pensato che non fosse l'Italia - taglia corto Chokri - dormivamo per strada, non c'era da mangiare. Qua è tutta un'altra storia».  Alcuni sono partiti da soli, lasciando le famiglie in Tunisia. Rachid e Mohammed sono fratelli. Sono saliti sullo stesso barcone. Altri sono cugini, hanno deciso insieme di approdare in Italia. Quattordici di loro, in poche settimane, hanno lasciato Sfax, la seconda città della Tunisia, per ritrovarsi catapultati in un parco archeominerario sulla costa toscana. Solo uno di loro viene da Kerawan, cittadina nel sud del paese africano.  La "rivolta dei gelsomini" ha ribaltato il regime di Ben Alì. E indebolito i controlli alle frontiere. La sicurezza venuta a mancare ha convinto migliaia di giovani a lasciare il proprio paese. Tra i quindici volti di Campiglia ci sono studenti, parrucchieri, operai.  «Avevo paura a girare per strada - dice Issam, 26 anni che a Sfax lavorava come operaio - anche in Italia c'è poco lavoro? Di sicuro si sta meglio che in Tunisia». E' la fame ad averlo spinto a Lampedusa. A Sfax ha lasciato i genitori e il fratello minore, portatore di handicap.  Issam ha studiato l'Italia ancor prima di metterci piede, innamorandosi di pizza, spaghetti, e calcio nostrano. Tanto da informarsi sulla partita di Champions tra Inter e Shalke. «Vinciamo noi uno a zero - e mentre lo dice si lascia andare a un sorriso - segna Eto'o, sicuro».  Chi si aspettava di ricevere una squadra di gente poco raccomandabile è rimasta deluso. A San Silvestro sono arrivati quindici ragazzi normali. Con voglia di scherzare, educati. Attenti quando i mediatori culturali - Hassan e Said di Samaracanda - traducevano loro le istruzioni di Asl e delle associazioni.  Tutti i ragazzi tunisini dicono di voler restare in Italia, se riusciranno a trovare lavoro. Ma le risposte un po'ingessate potrebbero nascondere una realtà diversa. Non è escluso che ci siano parenti, sparsi un po'in tutta Europa, che li stanno già aspettando. Di certo, fosse così, non lo direbbero alla luce del sole. «Se trovo un lavoro rimango volentieri da queste parti, tutto quello che cerco è libertà e lavoro». Rachid, 24 anni, sembra esserne convinto. Il 24 marzo ha messo piede a Lampedusa con il fratello Mohammed e altri due cugini. In Tunisia ha lasciato il padre e il suo lavoro da agricoltore. «Facevamo la fame - spiega - ora sono disposto a fare qualisiasi lavoro. Ho passato giorni duri, ma l'accoglienza che abbiamo ricevuto qua è stata splendida».  Le immagini del viaggio fino a Lampedusa sono ancora impresse. La paura provata nei giorni trascorsi sull'isola, sotto lo stretto controllo delle forze dell'ordine, non è stata dimenticata dai quindici ragazzini di San Silvestro. Basta poco, però, per sciogliere la tensione. «Volete musica per stasera, preferenze?», hanno chiesto i volontari delle associazioni. Più che una risposta è sembrata un'esplosione. «Vai con Eros Rammazzotti!». Come dire, le prove di integrazione sono già iniziate. Luca Centini ALTRI SERVIZI A PAG. 2, 3 E 4  

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