La manifestazione
AeB Frames messa in liquidazione
Luca Centini
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Un picchetto di protesta davanti all’Aeb e a destra il proprietario dell’azienda Giovanni BianchiIn arrivo i licenziamenti e l'entrata in campo di un'altra società
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VENTURINA. Ormai non si può tornare indietro. La AeB Frames, l'azienda di infissi di Venturina, è stata messa in liquidazione. La decisione è stata presa ieri, nel corso di un consiglio di amministrazione straordinario. Fabio Serini, fino ad ora advisor dell'azienda, è stato nominato liquidatore. Sarà lui, quindi, a dover gestire la transizione di attività e patrimonio di Aeb che, secondo quanto auspicato dal management, passebbero in dote a una società esterna. Ma il percorso è denso di ostacoli. Quel che è certo è che con il passaggio di ieri AeB ha imboccato una strada senza ritorno. L'azienda chiuderà i battenti. E i contraccolpi saranno immediati per i lavoratori, poco meno di 50 tra il sito di Venturina e il ramo aziendale di Pordenone. Il primo passo che il liquidatore dovrebbe compiere è l'invio delle lettere di licenziamento al personale di AeB.
Le lettere, secondo indiscrezioni, sono attese entro giovedì-venerdì. Un passo obbligato, dopo che il piano di risanamento di AeB si è arenato a causa della frattura insanabile con parte dei creditori. E' a questo punto che scatterà il piano d'emergenza della proprietà, che punta ad ottenere dal giudice un concordato preventivo che allontani l'ipotesi di fallimento e, quindi, la dispersione di attività e occupazione di AeB. Anche per questo il cda ha dato un mandato preciso al liquidatore. «Con la liquidazione si dovrebbe puntare a una valorizzazione aziendale», commenta l'avvocato Luigi Cappelli in rappresentanza della proprietà. L'obiettivo consiste nel cedere l'attività e, possibilmente, il patrimonio di Aeb a una società esterna, disposta a mettere in campo un progetto di rilancio. Al momento l'unico soggetto interessato a rilevare AeB pare essere Algiami Srl.
Una società fondata nel 2009, che proprone una linea di continuità con l'attuale proprietà di AeB. Non a caso tra i soci dell'azienda compare Gianluca Bianchi, figlio dell'azionista di riferimento di AeB Giovanni. AeB sarebbe così accompagnata verso la chiusura, mentre la nuova società ne affitterebbe l' attività tentando di congelare, tramite un accordo con i sindacati, il personale AeB per poi riassumerlo. A breve si capirà se il piano si poggia su basi solide o finirà per rivelarsi un castello di carta. «Siamo consapevoli delle difficoltà - spiega Cappelli - ci sono tante tessere dello stesso mosaico. Devono incastrarsi a dovere, perché il meccanismo non si inceppi». Le incognite, però sono molte. Forse troppe.
Il primo punto di domanda consiste, infatti, nei finanziamenti su cui la nuova società potrebbe contare per dare corpo al rilancio. Fidi Toscana aveva messo a disposizione un fondo di garanzia. Alcune banche avevano dato l'ok risanamento. Ma ora le carte in tavola sono cambiate. E ogni attore coinvolto nel tracollo di AeB dovrà esprimersi nuovamente, decidendo se appoggiare il concordato preventivo e, eventualmente, finanziare la società. Insomma anche le banche "stralcianti", quelle che per intendersi hanno creato il blackout al risanamento, dovrebbero tornare sui propri passi per non far precipitare la situazione. Lo scoglio è già abbastanza duro, quindi. Ma non è il solo. Dalla portata dei finanziamenti, infatti, dipenderebbe anche l'impegno della nuova società. «Le difficoltà nascono dal fatto che la società non ha risposte certe da dare ai sindacati e ai lavoratori», spiegano da AeB. La traduzione è semplice. Senza i finanziamenti sperati, l'azienda riassumerebbe solo parte dei lavoratori. Questo, così come gli strumenti e le condizioni per riassumere il personale AeB rischiano di creare frizioni con i sindacati.
Le lettere, secondo indiscrezioni, sono attese entro giovedì-venerdì. Un passo obbligato, dopo che il piano di risanamento di AeB si è arenato a causa della frattura insanabile con parte dei creditori. E' a questo punto che scatterà il piano d'emergenza della proprietà, che punta ad ottenere dal giudice un concordato preventivo che allontani l'ipotesi di fallimento e, quindi, la dispersione di attività e occupazione di AeB. Anche per questo il cda ha dato un mandato preciso al liquidatore. «Con la liquidazione si dovrebbe puntare a una valorizzazione aziendale», commenta l'avvocato Luigi Cappelli in rappresentanza della proprietà. L'obiettivo consiste nel cedere l'attività e, possibilmente, il patrimonio di Aeb a una società esterna, disposta a mettere in campo un progetto di rilancio. Al momento l'unico soggetto interessato a rilevare AeB pare essere Algiami Srl.
Una società fondata nel 2009, che proprone una linea di continuità con l'attuale proprietà di AeB. Non a caso tra i soci dell'azienda compare Gianluca Bianchi, figlio dell'azionista di riferimento di AeB Giovanni. AeB sarebbe così accompagnata verso la chiusura, mentre la nuova società ne affitterebbe l' attività tentando di congelare, tramite un accordo con i sindacati, il personale AeB per poi riassumerlo. A breve si capirà se il piano si poggia su basi solide o finirà per rivelarsi un castello di carta. «Siamo consapevoli delle difficoltà - spiega Cappelli - ci sono tante tessere dello stesso mosaico. Devono incastrarsi a dovere, perché il meccanismo non si inceppi». Le incognite, però sono molte. Forse troppe.
Il primo punto di domanda consiste, infatti, nei finanziamenti su cui la nuova società potrebbe contare per dare corpo al rilancio. Fidi Toscana aveva messo a disposizione un fondo di garanzia. Alcune banche avevano dato l'ok risanamento. Ma ora le carte in tavola sono cambiate. E ogni attore coinvolto nel tracollo di AeB dovrà esprimersi nuovamente, decidendo se appoggiare il concordato preventivo e, eventualmente, finanziare la società. Insomma anche le banche "stralcianti", quelle che per intendersi hanno creato il blackout al risanamento, dovrebbero tornare sui propri passi per non far precipitare la situazione. Lo scoglio è già abbastanza duro, quindi. Ma non è il solo. Dalla portata dei finanziamenti, infatti, dipenderebbe anche l'impegno della nuova società. «Le difficoltà nascono dal fatto che la società non ha risposte certe da dare ai sindacati e ai lavoratori», spiegano da AeB. La traduzione è semplice. Senza i finanziamenti sperati, l'azienda riassumerebbe solo parte dei lavoratori. Questo, così come gli strumenti e le condizioni per riassumere il personale AeB rischiano di creare frizioni con i sindacati.
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