Gioco
«La situazione attuale in Italia è la peggiore dal 1861 in poi»
Francesca Lenzi
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Corrado Augias, parliamo del suo ultimo libro, "I segreti del Vaticano". «È un'antologia di eventi che spaziano nel tempo. Si parte da Nerone per arrivare al rapimento Orlandi e all'assassinio della guardia svizzera. Il libro ruota attorno a una domanda. Il Vaticano è uno Stato sovrano, l'unico che si ritiene ispirato dalla divinità. Sappiamo che ogni governo si comporta secondo le proprie esigenze e convenienze. La tesi del libro è questa: uno Stato che si propone come rappresentazione di Dio sulla Terra si comporta in modo diverso da qualsiasi altro paese oppure no? Al termine della lettura si capisce ovviamente che la risposta è implicita: no. Il Vaticano si comporta esattamente come tutti gli altri Stati».
Un esempio? «Il caso della guardia svizzera. La versione del Vaticano è piena di contraddizioni plateali. L'unica cosa certa è che ci hanno detto una bugia. Non sappiamo però per nascondere quale verità».
Si celebrano quest'anno i 150 anni dell'Unità d'Italia. Che senso ha oggi parlare di unità nazionale?
«Prima di tutto io e lei parliamo la stessa lingua. Vado spesso all'estero mi rendo conto che parlare una lingua diversa è il più forte connotato di estraneità che possiamo avere. Poi ci sono altri elementi: la memoria, i patimenti sofferti per raggiungerla, l' identità, i costumi. I padani della Lega ad esempio condividono fino al grottesco i costumi dell'Italia, come quando piazzano in parlamento i figli. In questi termini, niente divide Bossi da un parlamentare siciliano».
Qual è la sua opinione sulla politica attuale? «Non si è mai vista una cosa del genere dal 1861 in poi. Nemmeno Mussolini era arrivato a tanto. Almeno lui, in maniera grottesca certo, ha cercato di rafforzare alcune istituzioni. Berlusconi invece le sta demolendo. E sta cercando di cambiare in peggio gli italiani, secondo stereotipi propri, come il machismo. Persino i peggiori democristiani formalmente dicevano di essere difensori dello Stato e delle istituzioni. Mentivano, ma almeno lo dicevano. Berlusconi no».
Lei è giornalista, scrittore, conduttore, politico... «No! Politico no davvero».
Ma lo è stato «Sì, ma ho già dato. Un errore di gioventù».
Fra tutte le attività che fa, quale le piace di più? «Il ruolo di conduttore è a termine. A maggio lascerò la televisione. Invece, se fossi molto ricco, starei a casa, a scrivere e studiare. Ecco, questo sarebbe il mio programma ideale per gli anni che mi restano da vivere».
Un esempio? «Il caso della guardia svizzera. La versione del Vaticano è piena di contraddizioni plateali. L'unica cosa certa è che ci hanno detto una bugia. Non sappiamo però per nascondere quale verità».
Si celebrano quest'anno i 150 anni dell'Unità d'Italia. Che senso ha oggi parlare di unità nazionale?
«Prima di tutto io e lei parliamo la stessa lingua. Vado spesso all'estero mi rendo conto che parlare una lingua diversa è il più forte connotato di estraneità che possiamo avere. Poi ci sono altri elementi: la memoria, i patimenti sofferti per raggiungerla, l' identità, i costumi. I padani della Lega ad esempio condividono fino al grottesco i costumi dell'Italia, come quando piazzano in parlamento i figli. In questi termini, niente divide Bossi da un parlamentare siciliano».
Qual è la sua opinione sulla politica attuale? «Non si è mai vista una cosa del genere dal 1861 in poi. Nemmeno Mussolini era arrivato a tanto. Almeno lui, in maniera grottesca certo, ha cercato di rafforzare alcune istituzioni. Berlusconi invece le sta demolendo. E sta cercando di cambiare in peggio gli italiani, secondo stereotipi propri, come il machismo. Persino i peggiori democristiani formalmente dicevano di essere difensori dello Stato e delle istituzioni. Mentivano, ma almeno lo dicevano. Berlusconi no».
Lei è giornalista, scrittore, conduttore, politico... «No! Politico no davvero».
Ma lo è stato «Sì, ma ho già dato. Un errore di gioventù».
Fra tutte le attività che fa, quale le piace di più? «Il ruolo di conduttore è a termine. A maggio lascerò la televisione. Invece, se fossi molto ricco, starei a casa, a scrivere e studiare. Ecco, questo sarebbe il mio programma ideale per gli anni che mi restano da vivere».
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