Sicurezza
Gli operai dellIlva parteciparono attivamente alla ricostruzione dopo i bombardamenti
Una storia di industria e di lavoro
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Il pubblico presente al convegno 2 MINUTI DI LETTURA
PIOMBINO. L'Ilva di Piombino uscì assai malconcia dalla guerra. I bombardamenti angloamericani avevano completamente distrutto la fabbrica, i tedeschi si erano portati via quel che potevano e sabotato il resto degli impianti ancora in efficienza. La fabbrica riaprì i battenti nel 1946, soprattutto grazie all'impegno delle maestranze che portarono gli attrezzi da casa. Si misero anche a raccogliere rottame di ferro e carbone sparsi nei piazzali disseminati di macerie. Si riuscì a realizzare la prima colata d'acciaio, ma mancava ancora il cuore pulsante: un altoforno in piena efficienza. I soldi per ricostruire l'altoforno numero 3 arrivarono dal Piano Marshall e dal piano di ristrutturazione della siderurgia italiana messo in piedi dal presidente della Finsider Oscar Sinigaglia, particolarmente attento allo stabilimento di Piombino, che considerava moderno ed efficiente fin dagli anni Trenta. Fu inagurato nel 1951, con una festa disertata dai lavoratori e tra le polemiche tra l'allora sindaco Luciano Villani ed un rappresentante degli Stati Uniti, alla presenza del ministro democristiano dell'industria Giuseppe Togni, che qualche giorno dopo fece arrivare un decreto di sospensione del sindaco. Il consiglio di gestione dell'Ilva, di cui facevano parte i sindacati, non cessò mai la pressione perché fosse ricostruito anche l'altoforno 1. Col piano Schuman e la nascita della Ceca, fu possibile anche questo sforzo nel 1956, assicurando una nuova vitalità al centro siderurgico. Tre gli altoforni funzionanti prima della costruzione, nel 1974, del gigantesco altoforno 4, capace da solo di produrre oltre 2 milioni di tonnellate di ghisa all'anno. L'Afo 1 fu riattivato per un breve periodo, per consentire la manutenzione di quello maggiore. Negli anni Novanta il numero 3 fu demolito in sordina, nonostante gli appelli del professor Tognarini. Subito dopo la stessa sorte fu subìta dall'agglomerato. G.P.
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