Il Tirreno

L’impianto, chiesto dai produttori locali di olio, è costato oltre 300mila euro

Gara deserta per il frantoio

Valentina Landucci
Il cantiere del frantoio alle Antiche Saline
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Il cantiere del frantoio alle Antiche Saline

Con la crisi dell'Unione rischia di restare una scatola vuota

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 PORTOFERRAIO. Rischia di rimanere senza un gestore e dunque una scatola vuota il nuovo frantoio comprensoriale realizzato dall'Unione dei Comuni nella zona delle Antiche Saline. La gara per trovare un gestore dell'impianto è andata deserta e vista la situazione critica che sta vivendo l'ente comprensoriale non è chiaro se e quando si andrà a una nuova gara.  La giunta dell'Unione è dimissionaria da tempo. L'ente è inadempiente rispetto all'obbligo di attivare le gestioni associate previste dalla legge regionale. Se non lo farà entro marzo verrà nominato un commissario per lo scioglimento dell'Unione che nel frattempo ha speso 345mila euro, in parte con finanziamenti a fondo perduto della Regione, per un'opera pronta ma al momento senza un futuro. E i motivi sono due. Intanto nessuno dei soggetti potenzialmente interessati a gestire un frantoio sull'isola si è fatto avanti. Troppo caro occuparsene dato che il bando prevedeva un canone di concessione annuo di 20 mila euro (per dieci anni) e l'acquisto delle attrezzature tecniche per la frangitura.  Niente toglie che l'ente possa tornare a presentare un nuovo bando, magari con una base d'asta inferiore, o ancora andare a una trattiva privata con i candidati alla gestione del frantoio. Ma di fronte all'incertezza della sopravvivenza dell'Unione anche i dirigenti dell'ente, a corto di personale e senza una guida politica, non sanno esattamente come muoversi. Quindi il frantoio rischia di restare una scatola vuota nonostante rappresenti uno dei progetti comprensoriali sui quali, anche in termini di visibilità, la Comunità montana prima e l'Unione dopo, ha investito molto.  L'idea della costruzione della struttura nasce cinque anni fa. A promuoverla è, tra gli altri, l'allora presidente della Comunità montana (oggi sindaco di Rio nell'Elba), Danilo Alessi. «Il progetto - spiega Alessi - risponde alle richieste del mondo dei produttori. Fu ipotizzato per dare al territorio una struttura più grande di quella esistente che fosse in grado di evitare agli olivicoltori spese aggiuntive per la frangitura fuori dall'Elba».  L'incarico per realizzare il progetto è del 2007, l'avvio dei lavori risale a due anni fa. L'edificio è praticamente pronto (manca solo il collaudo) ma ovviamente è vuoto, perché gli accordi prevedevano - in mancanza di risorse pubbliche disponibili allo scopo - che fossero i gestori a comprare e installare le attrezzature per avviare il ciclo produttivo. L'interesse a metterlo in funzione c'è, come più volte confermato dai produttori. Ma i costi superano le disponibilità dei piccoli imprenditori agricoli dell'isola. E così si allontana nel tempo il giorno in cui dall'edificio delle Antiche Saline vedremo uscire olio elbano.

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