Lutto
«Acqua, in Val di Cornia stiamo sprecando un tesoro»
Melisanda Massei Autunnali
Raspolli, ex direttore del Cigri, lancia l'allarme: l'ambiente non può essere solo uno slogan elettorale
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VENTURINA. A poche settimane da un'accurata ispezione del Pd di Venturina lungo le rive del Cornia, Enzo Raspolli - che è anche l'ex direttore del deposto Cigri - torna a parlare delle acque potabili del territorio. «Per risolvere questo problema è stata lanciata l'idea di un dissalatore di acque di mare - spiega - Un'idea pesante, provvisoria e costosissima, finora attuata, e poco, solo in situazioni di siccità estrema. Ma la nostra non è una zona arida». Altre soluzioni, di conseguenza, possono essere tentate, sfruttando le risorse offerte direttamente dalla natura, quelle che fino a questo punto non si è riusciti a utilizzare al meglio. «Nell'ultimo mezzo secolo - spiega - uno dei più grandi acquiferi della Toscana, presente qui in Val di Cornia, è stato prosciugato, riducendosi da 40 milioni a 10 milioni di metri cubi. I pozzi, pertanto, anche quelli potabili, sono costretti a raschiare il fondo del barile, acque piovute forse migliaia di anni fa, un patrimonio geologico che abbiamo esaurito in pochi decenni. Ora sono rimaste le ultime acque e tutti si domandano stupiti perché mai contengano troppo boro o troppo arsenico. Non erano acque contenute in buste di plastica. Ma si trovavano tra le ghiaie e le argille». Già alla fine degli anni Novanta, prosegue Raspolli, si tentò di risanare questo stato di cose attraverso importanti lavori di ingegneria ambientale: essi servirono ad aumentare il ravvenamento naturale delle falde attraverso la pulitura dell'alveo cementato dagli scarichi (abusivi) derivanti dal lavaggio delle ghiaie. Da un'altra parte fu avviato un progetto a basso costo per immettere nel circuito potabile le acque fluenti del Cornia, con il duplice obiettivo di migliorare la qualità dell'acqua per l'uso umano e fermare, almeno di inverno, i pozzi artesiani. «Quelle idee però furono rapidamente cancellate dall'Ato - afferma Raspolli - e successivamente nessuno ha più difeso il Cornia dagli scarichi che ostruiscono il ravvenamento naturale». Le acque per uso potabile, prosegue, sono ancora interamente sottratte alle falde. E' dunque inevitabile che la qualità dell'acqua vada peggiorando, se pensiamo solo a sottrarre e non aggiungiamo acque fresche. «Finora siamo solo riusciti a sprecare un tesoro - conclude Raspolli - ma fare dell'ambiente una priorità non può essere uno slogan elettorale, bensì una prassi normale per chi dice di aver capito quale futuro dare al nostro Paese e ai nostri figli. Anche perché fare la pace con l'ambiente costa molto di meno, fa risparmiare energia e garantisce soluzioni a lungo tempo. Ed è persino di sinistra».
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