Sicurezza
Venticinque famiglie presto in strada
Melisanda Massei Autunnali
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PIOMBINO. Venticinque sfratti in corso, tutti esecutivi, seppur con l'attuazione distribuita su tempi diversi. Il dato - già di per sé allarmante - fa riferimento ai numeri in possesso dell'ufficio casa del Comune, dove il 10 dicembre scorso si è chiuso l'ultimo bando relativo all'assegnazione di alloggi popolari.
Le domande, ricevute nell'arco di due mesi, sono state 360. Calcolati su questo numero, gli sfratti esecutivi raggiungono una percentuale vicina al 7%. Ma potrebbero essere molti di più. Stefania Puglia, ufficiale giudiziario, ricorda che solo in novembre ne erano stati fissati nove, dei quali 2 eseguiti, 7 rinviati, e otto in dicembre (tra cui, probabilmente anche alcuni di quelli rimandati il mese prima), tra i quali 3 sono stati portati a termine e 5 dilazionati. «Uno dei tanti effetti della crisi - commenta Anna Tempestini, assessore alle politiche sociali - Le famiglie non riescono a sopportare il peso dei costi e non di rado accade che si trovino di fronte questo genere di difficoltà». Molte di queste famiglie hanno un unico reddito e spesso più di un figlio a carico: pagare un affitto, per molti, diventa un peso insostenibile, le rate si accumulano portando così alla rescissione dei contratti. Ma la morosità non è l'unica causa di questo preoccupante stato di cose. «Dobbiamo distinguere sfratti per morosità e sfratti per finita locazione - spiega Sirio Grassi, presidente dell'Asspi, l'associazione dei piccoli proprietari immobiliari - Due elementi abbastanza contraddittori: ultimamente, proprio nella zona della Val di Cornia, si sta verificando che chi ha lo sfratto per finita locazione termina di pagare il canone e si trova automaticamente in una situazione di sfratto per morosità. D'altra parte però c'è anche una tendenza da parte del tribunale di non confermare questa procedura: le cancellerie, di conseguenza, non sono neanche capaci di tenere sotto controllo il livello di quantificazione complessivo». La stessa Asspi, sottolinea Grassi, incontra difficoltà nella valutazione del fenomeno: nei casi di finita locazione solo nel 10% dei casi riusciamo a ricomporre il rapporto tra proprietari e inquilini, trovando una forma di compensazione per la quale i primi mantengono all'interno dell'alloggio l'affittuario fin quando non è in grado di trovarsi una nuova sistemazione. «Per la morosità - aggiunge il presidente Asspi - il discorso è molto più difficile, dal momento in cui non abbiamo neanche strumenti di natura sindacale per intervenire. Assieme alla Casalp stiamo cercando uno strumento di tamponamento: un meccanismo che chiamiamo "agenzia pubblica della casa", cioè la messa a disposizione di appartamenti per determinati periodi per le famiglie meno abbienti che hanno difficoltà a pagare il canone. Stiamo costruendo questa operazione con la speranza che possa diventare uno strumento risolutivo affinché nessuna famiglia possa "finire in strada".
Non di rado, ci troviamo di fronte a situazioni fortemente drammatiche. Anche dal punto di vista etico e morale, siamo molto dispiaciuti che ci siano delle famiglie in queste condizioni, specie se con bambini piccoli. Questo accade a Piombino, e accade anche a Cecina». Questo genere di operazioni, inoltre, si trova a fare i conti con ristrettezze di finanziamenti e in qualche caso con difficoltà di comunicazione con le istituzioni: «Devo però dire - specifica Grassi - che questo non accade a Piombino, che ha la fortuna di avere un ottimo assessore alla casa e dunque un desiderio anche da parte dell'amministrazione di tamponare il problema, anche con la costruzione di nuove abitazioni nella parte nuova della città e altre zone. Da questo punto di vista abbiamo incontrato la massima disponibilità. Purtroppo il momento è molto particolare. Porterò tuttavia avanti la nostra operazione e Piombino vi sarà inclusa in maniera considerevole».
Le domande, ricevute nell'arco di due mesi, sono state 360. Calcolati su questo numero, gli sfratti esecutivi raggiungono una percentuale vicina al 7%. Ma potrebbero essere molti di più. Stefania Puglia, ufficiale giudiziario, ricorda che solo in novembre ne erano stati fissati nove, dei quali 2 eseguiti, 7 rinviati, e otto in dicembre (tra cui, probabilmente anche alcuni di quelli rimandati il mese prima), tra i quali 3 sono stati portati a termine e 5 dilazionati. «Uno dei tanti effetti della crisi - commenta Anna Tempestini, assessore alle politiche sociali - Le famiglie non riescono a sopportare il peso dei costi e non di rado accade che si trovino di fronte questo genere di difficoltà». Molte di queste famiglie hanno un unico reddito e spesso più di un figlio a carico: pagare un affitto, per molti, diventa un peso insostenibile, le rate si accumulano portando così alla rescissione dei contratti. Ma la morosità non è l'unica causa di questo preoccupante stato di cose. «Dobbiamo distinguere sfratti per morosità e sfratti per finita locazione - spiega Sirio Grassi, presidente dell'Asspi, l'associazione dei piccoli proprietari immobiliari - Due elementi abbastanza contraddittori: ultimamente, proprio nella zona della Val di Cornia, si sta verificando che chi ha lo sfratto per finita locazione termina di pagare il canone e si trova automaticamente in una situazione di sfratto per morosità. D'altra parte però c'è anche una tendenza da parte del tribunale di non confermare questa procedura: le cancellerie, di conseguenza, non sono neanche capaci di tenere sotto controllo il livello di quantificazione complessivo». La stessa Asspi, sottolinea Grassi, incontra difficoltà nella valutazione del fenomeno: nei casi di finita locazione solo nel 10% dei casi riusciamo a ricomporre il rapporto tra proprietari e inquilini, trovando una forma di compensazione per la quale i primi mantengono all'interno dell'alloggio l'affittuario fin quando non è in grado di trovarsi una nuova sistemazione. «Per la morosità - aggiunge il presidente Asspi - il discorso è molto più difficile, dal momento in cui non abbiamo neanche strumenti di natura sindacale per intervenire. Assieme alla Casalp stiamo cercando uno strumento di tamponamento: un meccanismo che chiamiamo "agenzia pubblica della casa", cioè la messa a disposizione di appartamenti per determinati periodi per le famiglie meno abbienti che hanno difficoltà a pagare il canone. Stiamo costruendo questa operazione con la speranza che possa diventare uno strumento risolutivo affinché nessuna famiglia possa "finire in strada".
Non di rado, ci troviamo di fronte a situazioni fortemente drammatiche. Anche dal punto di vista etico e morale, siamo molto dispiaciuti che ci siano delle famiglie in queste condizioni, specie se con bambini piccoli. Questo accade a Piombino, e accade anche a Cecina». Questo genere di operazioni, inoltre, si trova a fare i conti con ristrettezze di finanziamenti e in qualche caso con difficoltà di comunicazione con le istituzioni: «Devo però dire - specifica Grassi - che questo non accade a Piombino, che ha la fortuna di avere un ottimo assessore alla casa e dunque un desiderio anche da parte dell'amministrazione di tamponare il problema, anche con la costruzione di nuove abitazioni nella parte nuova della città e altre zone. Da questo punto di vista abbiamo incontrato la massima disponibilità. Purtroppo il momento è molto particolare. Porterò tuttavia avanti la nostra operazione e Piombino vi sarà inclusa in maniera considerevole».
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