Sicurezza
Una proposta per salvaguardare le campagne: solo insediamenti inferiori a 20 kilowatt
Fotovoltaico, no a grandi impianti
Luca Centini
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Pannelli fotovoltaici installati nelle campagne La Regione pronta a cancellare progetti anche in Val di Cornia
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PIOMBINO. Pannelli fotovoltaici fuori dai terreni agricoli della Val di Cornia. La giunta regionale ha fatto la sua scelta, con una proposta di delibera firmata dagli assessori Marson (Urbanistica), Bramerini (Ambiente) e Salvadori (Agricoltura), che in questi giorni sarà esaminata dalle commissioni e discussa con le associazioni e gli enti locali. La decisione della Regione intende limitare la realizzazione dei grandi impianti, di potenza superiore a 200 kilowatt, nei terreni agricoli. Non ci saranno invece limitazioni per gli impianti di piccole (sotto i 20 kilowatt) e medie dimensioni, da 20 a 200 kilowatt, generalmente installati dagli imprenditori agricoli per integrare il reddito delle proprie attività. Impianti superiori a 200 kw non potranno essere realizzati nei siti Unesco, in aree con vincoli paesaggistici, in quelle umide e in quelle a rischio esaondazione, nei territori con Doc, Docg, Igt, Dop e Igp, oltre che nelle aree protette. Resta da capire come le norme restrittive della Regione condizioneranno i progetti in itinere sul nostro territorio. «Non credo che le nuove linee guida contenute nella delibera regionale cambieranno in modo significativo i progetti in campo nella nostra zona - commenta l'assessore all'urbanistica Luciano Francardi - alcuni dubbi da sciogliere ci sono, ma attendiamo con ottimismo il momento in cui la delibera assumerà una forma definitiva». In particolare sono due i punti di domanda che si pongono riguardo ai progetti attualmente sul tavolo in Val di Cornia. I regolamenti urbanistici adottati da Campiglia e Suvereto, a cui si adegueranno gli altri Comuni, hanno individuato le aree agricole soggette all'intrusione del cuneo salino, ovvero ritenute a scarsa redditività agricola, idonee per l'installazione dei pannelli fotovoltaici. C'è da capire se le nuove e più stringenti limitazioni per i grandi impianti saranno estese a queste aree. E dalla Regione, sebbene la delibera sia ancora all'attenzione del consiglio e delle categorie interessate, sembra arrivare un no definitivo agli impianti di potenza superiore a 200 Kw. «Nella delibera - spiegano dagli uffici regionali - si parla di aree agricole e basta, per cui le regole si applicano anche a quelle a scarsa produttività». Altro punto di domanda è se le nuove norme saranno applicabili anche ai progetti già avviati e in attesa di autorizzazione. «Tecnicamente - spiegano dalla Regione - se la delibera non viene integrata con una norma transitoria, produce effetti dalla data della sua entrata in vigore e non sono fatti salvi i procedimenti in corso». Parole che sanno di bocciatura per un progetto, già presentato, come quello di Bocca di Cornia, il megaimpianto fotovoltaico da 18 Megawatt della società Officine Balsini di Pescara. Le linee guida regionali mettono dei paletti all'espansione del fotovoltaico a terra. Del resto l'obiettivo dichiarato dell'assessore Anna Marson è spostare gli impianti dai campi alle officine, usando i tetti dei capannoni, le aree industriali, commerciali, i parcheggi e le discariche. Sebbene la produzione crescente di energia pulita sia un valore positivo per tutti, il rapporto tra pannelli fotovoltaici e agricoltura ha dato il via a un dibattito acceso. Ieri a Firenze una delegazione di Sel ha protestato, chiedendo la revisione della delibera regionale, altri non hanno nascosto la soddisfazione per il giro di vite che tiene i grandi impianti alla larga dai terreni agricoli. «Siamo d'accordo con la presa di posizione della Regione - commenta Massimo Zucconi della lista civica Comune dei Cittadini - i Comuni hanno individuato le aree a cuneo salino dalla ferrovia fino al mare, in pratica per tutta la piana della Val di Cornia. Considerare tutte queste aree degradate sarebbe un errore, a patto che la strategia non sia quella di voler rinunciare alla vocazione agricola del territorio. In pochi anni rischiamo di vedere stravolti i connotati del nostro territorio».
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