Unione in crisi, sos di Lambardi
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Il consigliere Lorenzo Lambardi Il consigliere e vice segretario del Pd: la situazione è drammatica non ci faremo carico dei danni erariali provocati dall'immobilismo
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PORTOFERRAIO. Una barca che rischia di affondare in quella che, almeno apparentemente, è l'indifferenza generale. E' la storia dell'Unione degli ultimi mesi, aggravata da un quadro finanziario difficile (il disavanzo che risulta dal bilancio redatto dal commissario ad acta è di oltre 3 milioni), da una struttura operativa ormai ridotta all'osso e, quel che è peggio, dalla mancanza di una chiara volontà politica di uscire dalla crisi con la quale, probabilmente, si può spiegare l'assoluto silenzio seguito all'ultimatum della Regione: gestioni associate entro marzo o l'ente sarà sciolto. In realtà alcune grida di allarme si sono levate sulla situazione dell'Unione. Anzitutto da parte del personale e delle ditte che lavorano in appalto per l'Unione. Ma anche da parte della politica. E' il caso di Lorenzo Lambardi, consigliere dell'assemblea dell'Unione e vice segretario della federazione del Pd Val di Cornia - Elba. Lambardi ha ripetutamente scritto ai vertici dell'ente per capire chi oggi lo rappresenta, viste le dimissioni del presidente e della giunta, e come lo si può salvare. «Quella dell'Unione - afferma - è una situazione assolutamente drammatica. Un'assemblea ridotta a 12 dei 19 membri totali, un immobilismo di governo che arreca danni finanziari che vanno ad aggravare la già delicata situazione economica, la mancanza di personale che di fatto vanifica ogni tentativo di operare concretamente e benevolmente nel territorio». Aspetti che continuano ad aggravarsi «senza nessuna presa di posizione da parte degli organi politici» precisa Lambardi che sottolinea come il rischio di un danno erariale sia concreto: una eventualità non imputabile né a lui, spiega, né agli altri consiglieri in carica ma rispetto alla quale niente viene fatto per scongiurarla. La situazione attuale, per Lambardi, è frutto di un problema politico. Il vero tema «è che all'Elba - afferma - non si va oltre il proprio orticello. Non si è ancora riusciti a capire che se ognuno pensa a sé non andiamo da nessuna parte. Una posizione oltremodo scorretta di fronte alla proposta della Regione di andare a un accordo di programma per rispondere alle esigenze dell'Elba».
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