Il Tirreno

Variante ferma, il Tar condanna il Comune

Una veduta aerea dell’abitato di Marciana Marina
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Una veduta aerea dell’abitato di Marciana Marina

Il provvedimento, impugnato da una società immobiliare, era sospeso da tre anni

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MARCIANA MARINA. Ha atteso tre anni per capire come l'amministrazione comunale avrebbe modificato le previsioni urbanistiche su di un'area di sua proprietà. E di fronte a tre anni di immobilismo da parte del Comune ha deciso di presentare un'istanza con la quale sollecitare la conclusione dell'iter della variante al regolamento urbanistico già adottata per quell'area. Ma siccome dal municipio nessuno ha risposto alla fine ha deciso di rivolgersi al Tar e ha vinto.  Il protagonista della vicenda è il titolare della Remm Immobiliare che a Marciana Marina è proprietaria dell'area di Ortanelli dove è prevista la costruzione - stando all'attuale regolamento urbanistico - di cinque appartamenti peep (cioè di edilizia economica e popolare) per circa mille e 800 metri cubi di volumetrie. Una previsione già contenuta nello strumento urbanistico varato nel 2006 (all'articolo 60 delle norme tecniche di attuazione) ma modificata da una variante (più favorevole nei confronti del privato) adottata e pubblicata tra l'aprile e il maggio del 2007. Da allora di quelle previsioni non si è più saputo nulla. Così, nel maggio dello scorso anno la Remm Immobiliare chiede spiegazioni al Comune. Anche in questo caso nessuna risposta. E il caso è finito nelle mani del giudice amministrativo che non ha avuto dubbi: l'amministrazione deve conclude l'iter della variante.  Il Comune, chiamato in causa con la Provincia e la Regione, non si è costituito in giudizio e ora dovrà anche pagare le spese essendo stato accolto il ricorso (fissate in 2mila euro).  La sentenza precisa che l'obbligo della pubblica amministrazione di concludere il procedimento «non significa che deve avere esito scontato, nel senso auspicato dalla società ricorrente. Significa soltanto che il Comune di Marciana Marina deve adottare un provvedimento espresso che concluda un iter cominciato ormai da oltre tre anni e che, a fronte della necessità di garantire la certezza delle posizioni giuridiche dei soggetti coinvolti, va obbligatoriamente definito». Adesso al Comune la responsabilità di adeguarsi.

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