Il Tirreno

In bilico il destino dei 40 dipendenti e delle imprese del territorio che lavorano in appalto

Unione, ultimatum della Regione

Valentina Landucci
La manifestazione di dipendenti dell’Unione lo scorso novembre
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La manifestazione di dipendenti dell’Unione lo scorso novembre

Gestioni associate entro marzo o sarà sciolta da un commissario

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PORTOFERRAIO. L'Unione dei Comuni ha i giorni contati. O saranno attivate le gestioni associate entro il 31 marzo del 2011 o l'ente sarà sciolto, previa nomina di un commissario allo scopo. E' quanto prevede il decreto firmato dal governatore della Toscana, Enrico Rossi, lo scorso 27 dicembre e pubblicato ieri sul bollettino ufficiale della Regione. Poco meno di tre mesi per salvare l'ente da cui dipende, tra l'altro, il lavoro di decine di aziende sul territorio. Difficile dire se l'ente riuscirà a concretizzare in meno di 90 giorni quello che non è riuscito a fare praticamente in due anni, dal 19 gennaio del 2009, quando appunto venne costituito sulle ceneri della Comunità montana.  La Regione ripercorre le tappe della storia dell'ente mettendo in evidenza che di tempo per adeguarsi alle norme l'Unione ne ha avuto a sufficienza. Dalla nascita dell'ente la legge regionale prevede sei mesi di tempo per riuscire ad attivare le gestioni associate. Ma il 19 luglio gli amministratori dell'Unione chiesero una proroga concessa dalla Regione fino al 22 gennaio del 2010. Un periodo servito ai Comuni elbani a mettersi d'accordo sulla gestione associata delle attività di progettazione ed esecuzione delle opere pubbliche di maggior rilievo. Ma nonostante, sul piano formale, tutto sia pronto per attivare l'ufficio manca ancora la struttura operativa. Così, in una comunicazione del 4 dicembre alla Regione il presidente dell'Unione, Claudio Della Lucia, segnalava che l'ente «dopo aver proceduto agli atti formali propedeutici per consentire l'esercizio effettivo delle gestioni associate non è stato però in grado di porre in essere quanto necessario per rendere effettivamente operativo l'esercizio delle dette funzioni». Alla Regione non è bastato il fatto che il Portoferraio avesse assegnato all'Unione la progettazione di quasi due milioni di euro di lavori. E così si è arrivati all'ultimatum di Rossi.  Una prospettiva rispetto alla quale le opinioni dei sindaci elbani non sono convergenti. Per Roberto Peria, primo cittadino di Portoferraio, «lo scioglimento dell'Unione - afferma - sarebbe per tutti un fallimento, in un momento in cui il territorio ha bisogno di politiche unitarie. Per attivare la gestione associata sui lavori pubblici basterebbe una settimana. Come Comune rinnoviamo la disponibilità a mettere a disposizione un nostro dipendente, sia a comando che con trasferimento. E' indispensabile, però, che ci sia la volontà politica». Ed in effetti è proprio la politica il primo problema, nonostante esistano anche difficoltà organizzative ed economiche. Lo dimostra anche la presa di posizione del sindaco di Rio Marina, Francesco Bosi, sulla prospettiva dello scioglimento. «Così com'è - afferma il sindaco - l'Unione non funziona. Uno scioglimento sarebbe utile nella prospettiva della nascita di una nuova Unione, anzi di due». La possibilità per l'Elba ci sarebbe, proprio in base alla recente legge finanziaria varata dal consiglio regionale che prevede la nascita di questi enti per comunità non inferiori agli undicimila abitanti o composte da almeno 5 Comuni. «Due Unioni - continua Bosi - garantirebbero più risorse al territorio (la Regione ha previsto 300mila euro a ente, ndr) e un'organizzazione meno complicata. L'errore che si commette è quello di considerare i nostri piccoli Comuni quando sul territorio siamo organizzati, in termini di servizi, per far fronte a una popolazione ben più ampia». Non quella dei 30mila residenti, insomma, ma dei 250mila vacanzieri. «Ciascun Comune è come struttura - prosegue il sindaco - quattro volte più grande della sua popolazione e una mega Unione che accentri le funzioni rischia di diventare un carrozzone».

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