La manifestazione
Le ditte impegnate nella manutenzione dei fossi scrivono ai sindaci
Unione, imprese in rivolta
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Sopra un cantiere per la bonifica dei fossi, accanto la manifestazione di novembre dei lavoratori e delle ditte dellindotto che operano per lUnione dei Comuni Manca la struttura tecnica, a rischio lavori e pagamenti
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PORTOFERRAIO. La struttura tecnica a supporto degli interventi di bonifica sui canali del territorio non c'è più. Con la fine del 2010 è scaduto il contratto dell'unico tecnico incaricato di seguire gli interventi, l'ingegner Paolo Pagnini. E le aziende che operano in appalto per l'Unione dei Comuni rischiano di non finire i lavori ma soprattutto di non riscuotere un centesimo. Se e come l'ufficio potrà funzionare nel corso del 2011 non è stato comunicato alle ditte che, preoccupate - perché in ballo ci sono decine di posti di lavoro - si rivolgono ora ai vertici dell'Unione dei Comuni, ai sindaci elbani, alla Provincia e alla Regione. Le aziende che hanno preso carta e penna per chiedere spiegazioni sono la S.T.E.E. snc, la L.M. Scavi e la G.S.P. Scavi, tutte al momento impegnate in cantieri di bonifica sul reticolo idraulico elbano. Fino ad oggi tutte le pratiche per i lavori avviati e conclusi sono passate da Pagnini, con la supervisione del dirigente tecnico Ferrari: affidamento dei lavori, prescrizioni in corso d'opera, liquidazione degli interventi. «Venendo meno questa figura professionale durante l'esecuzione degli interventi di manutenzione ancora in corso - scrivono le ditte - si concretizzano le nostre preoccupazioni già rafforzate dagli ultimi eventi che hanno visto in forte dubbio il futuro dell'ente che è l'unico sul territorio che distribuisce uniformemente appalti e commesse alle imprese locali già fortemente penalizzate dalla crisi economica». Il problema di fondo è la mancanza di interlocutori tra il mondo delle imprese e l'Unione dei Comuni. Con chi, ad esempio, andare a discutere dei problemi che sorgono di volta in volta sui cantieri? Come risolverli? C'è però anche un altro motivo di preoccupazione per la situazione che si è venuta a creare. Forse marginale rispetto alle problematiche del lavoro. Ma che riguarda comunque tutti. Se i cantieri per la bonifica saranno sospesi o, in qualche modo, non potranno più essere fatti i lavori, come potrà essere giustificato il pagamento del contributo di bonifica? La tassa è poco gradita agli elbani e circa 200 ricorsi sono in via di discussione di fronte alla commissione tributaria provinciale. L'ente, anche grazie a un mandato politico della giunta dimissionaria (tardivo ma indispensabile), si è opposto ai ricorsi ma non potrà giustificare i pagamenti se i lavori non verranno fatti.
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