Il Tirreno

Maxi operazione della Capitaneria: i prodotti erano destinati a ristoranti e negozi

Sequestrati mille chili di pesce

Valentina Landucci
I controlli dei militari nei magazzini all’ingrosso
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I controlli dei militari nei magazzini all’ingrosso

Era in vendita in due magazzini nonostante fosse scaduto da anni

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 PORTOFERRAIO. Oltre una tonnellata di pesce sotto sequestro perché scaduto o di provenienza ignota. E due grossisti del settore nei guai per aver conservato e destinato alla vendita prodotti ittici vecchi e nocivi o comunque poco sicuri.  L'operazione "Onda d'urto" condotta dalla Capitaneria di Portoferraio nei giorni antecedenti le festività e conclusa proprio ieri sembra essersi meritata a pieno titolo questo nomignolo. Perché di sicuro non farà piacere a chi legge sapere che sulle tavole degli elbani - al ristorante come nelle case - sarebbero potuti finire 945 chili di pesce scaduto, in alcuni casi da più di tre anni, e altri 172 chili di prodotti ittici dalla provenienza ignota, cioè senza etichettatura e quindi senza alcuna garanzia per la salute di chi li avrebbe mangiati.  Gli uomini della Capitaneria hanno effettuato controlli in tre ristoranti, un punto di imbarco, un'attività ambulante, quattro pescherie e 4 grossisti. Ed in questi ultimi casi hanno rilevato delle serie irregolarità. Due titolari delle attività di commercializzazione all'ingrosso sono stati denunciati in relazione al pesce scaduto, e nei confronti di uno di loro è scattato anche un verbale amministrativo, con un ulteriore sequestro di merce e una multa da mille e 166 euro, per la mancata etichettatura.  In tutto oltre una tonnellata di pesce per un valore commerciale complessivo di circa 30mila euro.  Tra i prodotti sequestrati delle aragoste di cuba scadute addirittura il 31 luglio del 2007. Ma anche gamberi giganti non più adatti alla consumazione dal marzo del 2008, filetti di dentice scaduti nell'agosto del 2008, calamari che dovevano essere buttati nel cestino, anziché messi in vendita, nel gennaio del 2010. Una lunga lista di prodotti tra cui 239 chili di ombrina, 177 di calamari, 86 di scampi, 80 di seppie, 70 di tonno pinna gialla e altrettanti e altrettanti di gallinelle, 55 di salmone, 50 di spigole, 25 di gamberi. Di fatto tutti prodotti di uso comune nei locali e nelle cucine domestiche: pesci, molluschi e crostacei tipici delle ricette che caratterizzano questo periodo di feste e che avrebbero potuto finire sulle tavole dei ristoranti o nei negozi del territorio anche in occasione del cenone di fine anno, con conseguenze gravi per la salute di chi li avrebbe ingeriti. E non soltanto per i prodotti scaduti ma, a maggior ragione, per quelli mal conservati o privi di etichettatura come nel caso dei 172 chili di pesce privi di etichettatura e conservati alla rinfusa in contenitori e buste di vario colore e grandezza.  «In questo caso - spiega il comandante della Capitaneria, Antonio Catino, che ha coordinato l'operazione - non c'è alcuna garanzia che i prodotti abbiano superato i controlli sanitari necessari prima della commercializzazione».  Non è la prima volta che i militari della Guardia costiera mettono in campo una task force per contrastare il fenomeno delle frodi in commercio. A fine agosto nel mirino dei controlli finirono alcuni ristoratori e in un caso fu rinvenuta una grossa quantità di pesce avariato. Il quantitativo di prodotti sequestrati in questa occasione conferma l'utilità degli interventi preventivi della Capitaneria che tuttavia non ha fornito l'identità dei due grossisti denunciati nell'ambito dell'operazione. Ma al contempo preoccupa i consumatori, allarmati dai numeri dell'operazione che pure rassicura: solo due delle attività controllate hanno presentato irregolarità a conferma del fatto che c'è chi rispetta le regole e, così facendo, si prende cura della nostra salute.

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