Il Tirreno

La nonna metteva il grano a germogliare per il Presepe e anche il panforte era fatto in casa

Anonimo

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 L'attesa del Natale cominciava con la festa dell'Immacolata.  Da alcuni giorni, la nonna aveva messo il grano a germogliare al buio.  Secondo la tradizione, doveva "completare" il presepe e faceva sempre un bell'effetto con i suoi germogli sottili, fitti fitti, alti e di un pallido giallo.  I preparativi natalizi erano lunghi e laboriosi. Si iniziava per temo con la confezione casalinga dei panforti. Per tutta la casa si spargeva il delizioso odore del cioccolato e del miele; il tavolo della cucina era ingombro di nocciole, mandorle, canditi e confettini colorati...Dal forno uscivano, belli e fragranti, i panforti e venivano appoggiati subito sulla carta gialla unta. Ce n'era sempre qualcuno piccolissimo, preparato apposta, da gustare subito da noi ragazzi.  Le galline e i galli erano tenuti, nel pollio, con la massima considerazione; ingrassavano a vista d'occhio, ignari del loro triste destino! A metà dicembre, il profumo delle schiacciunte, delle schiacce briache e di fichi secchi ci avvertiva che il Santo Natale era ormai vicino.  Il tempo di pensare alla preparazione del presepe era arrivato! Ci recavamo nel bosco a raccogliere il muschio (che chiamavamo e chiamiamo ancora erbino) e il sughero. Trovare l'erbino grigio chiaro era un'impresa difficile; recuperare quello verde, morbido e vellutato era più semplice. Il babbo, con il legno, costruiva le casette, i ponti e le grotte. Con il sughero, si realizzavano le montagne e le colline. Fra il muschio, uno specchio simulava un laghetto sul quale "galleggiavano" bianche ochette. Sul ponte "transitavano" pecorelle di gesso accompagnate da un pastorello scalzo seguito da uno scodinzolante cagnolino. La capanna della Natività era bella e curata in ogni particolare. Una lucina rossa, nascosta fra la paglia della mangiatoia, illuminava e dava calore a tutta la scena. In lontananza, dietro le colline, c'era il deserto: un cartone giallo e un po' ondulato e là, con i loro cammelli, i Re Magi. Sulla parete, dietro il presepe, stendevamo il cielo stellato e una luminosa cometa indicava, come una freccia, la capanna. Da uno scatolone toglievamo ad uno ad uno i pastori ed era emozionante ritrovarli e riconoscerli come se fossero parenti ed amici. La vigilia scrivevamo la letterina per il babbo. Durante il pranzo natalizio sarebbe "spuntata" sotto il piatto e letta ad alta voce fra la commozione di tutti. Per il cenone della vigilia, ci riunivamo in casa della nonna. S'iniziava con la zuppa di porri e baccalà, seguivano le frittelle di bianchetti con i ceci lessati, la frutta secca e fresca e la schiacciunta. In questa occasione, anche noi ragazzi assaggiavamo un po' di vino dolce e frizzante. Alle 23 ci avviavamo verso la chiesa per la Messa di Mezzanotte. Di queste Sante Messe conservo il vivo ricordo dell'odore d'incenso, dei canti natalizi accompagnati dall'organo, di Gesù Bambino esposto in altro sull'altare.  All'uscita dalla chiesa, sentivo un forte desiderio di guardare il cielo e lo vedevo incredibilmente luminoso e gremito di stelle. A casa ci accoglieva il nostro presepe dove, finalmente, era stato deposto il Bambino.  In silenzio pensavamo che era nato ancora una volta per donare a noi tutti tanta gioia e speranza.

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di Redazione web