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Segnali di ripresina, aumentano in zona le imprese in attività
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Capannoni nella zona artigianale di Venturina 2 MINUTI DI LETTURA
PIOMBINO. Nonostante una crisi economica che non accenna a finire, si intravede qualche segnale positivo per l'economia della Val di Cornia: le imprese attive, alla fine del settembre scorso, sono l'1,3 per cento in più rispetto a un anno fa. Il dato, relativo al terzo trimestre di quest'anno, arriva dal Centro studi e ricerche della Camera di Commercio di Livorno che ha preso in analisi l'andamento delle imprese attive in tutta la provincia. In pratica, le imprese censite nella zona sono in tutto 6.512, di cui 1.625 si trovano nel territorio di Campiglia, 3.342 in quello di Piombino, 990 a San Vincenzo, 58 a Sassetta e 497 a Suvereto. Secondo le previsioni del Centro studi e ricerche anche nel 2011 dovremo aspettarci livelli di crescita così bassi dopo due anni, il 2008 ed il 2009, in cui il tasso di decrescita imprenditoriale ha falcidiato centinaia di posti di lavoro. I dati timidamente positivi che si registrano adesso riflettono il buon andamento del settore imprenditoriale turistico, ma compensano una situazione ancora critica in ambito siderurgico e meccanico. Secondo lo studio, in Val di Cornia esistono due spinte imprenditoriali ben distinte tra loro: da una parte ci sono imprenditori che, soprattutto nel turistico, hanno investito nel territorio, mentre dall'altro ci sono imprenditori che guardano fuori dai confini locali. Nel primo caso, si legge, «l'aumento tendenziale delle imprese turistiche, pari al 2,1 per cento, può essere spiegato in due modi: da un lato il continuo aumento dei flussi turistici ha spinto nuovi imprenditori ad investire, dall'altro la crisi ha spinto alcune delle persone che hanno perso il lavoro, verso l'auto imprenditorialità, dando vita ad attività quali bar, pub, ristoranti o affittacamere». Per quanto riguarda le imprese che vogliono diversificare la propria attività imprenditoriale, c'è da dire che delle oltre 6.500 imprese attive, le unità lavorative dislocate fuori dai confini della Val di Cornia sono 1.372. Circa la metà di queste sono anche fuori dei confini provinciali. In attesa di conoscere il bilancio finale dell'anno, il Centro studi e ricerche si mantiene su stime piuttosto prudenti per il futuro. E evidenzia che, per la stabilità produttiva delle imprese «una delle problematiche prioritarie rimane l'accesso al credito e le banche hanno un ruolo strategico nel sostegno non solo alla crescita produttiva, ma anche al superamento della difficile fase economica, caratterizzata non solo da un mercato stagnante, ma anche da un fenomeno di smisurata dilatazione dei normali tempi di riscossione dei crediti. La crisi di liquidità, oggi - si legge - rappresenta uno dei veri problemi dell'impresa e rischia di pregiudicare la continuità produttiva di quella parte sana dell'economia».
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