Attenzione
Un comitato per il Comune unico, entro un anno il referendum
Sfondo bianco, le tre api della bandiera napoleonica e il profilo azzurro dell’isola. Le battaglie, si sa, si vincono anche con i simboli. E da un simbolo sono partiti i rappresentanti delle associazioni di categoria per cominciare la campagna a favore del Comune unico
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PORTOFERRAIO. Sfondo bianco, le tre api della bandiera napoleonica e il profilo azzurro dell’isola. Le battaglie, si sa, si vincono anche con i simboli. E da un simbolo sono partiti i rappresentanti delle associazioni di categoria per cominciare la campagna a favore del Comune unico. Tutti presenti, eccetto la Faita, anche se con qualche distinguo, quello della Confesercenti a favore di un referendum sul Comune unico piuttosto che per il Comune unico. Con la presentazione del logo che accompagnerà la campagna a favore dell’istituzione del Comune dell’Elba comincia ufficialmente il percorso che dovrà portare entro il 2011 al referendum consultivo.
Un percorso il più possibile democratico, come ribadiscono i rappresentanti delle associazioni, per far sì che gli elbani siano gli unici e veri attori di una scelta epocale: la cancellazione non delle otto municipalità oggi esistenti sull’isola ma degli otto apparati amministrativi «che in questi anni - spiega il presidente di Cna, Maurizio Serini - hanno rappresentato un freno allo sviluppo del territorio».
I promotori. Con Cna scendono in campo, per la nascita del Comitato, Confesercenti, Confcommercio - se pure, come spiega la presidente Franca Rosso, con una posizione più da osservatore che da promotore della battaglia - Coldiretti, Cia, associazione albergatori, Confindustria e Api (l’associazione dei piccoli imprenditori). Resta fuori soltanto la Faita. A caccia di adesioni. I fondatori del comitato chiamano a raccolta la popolazione. Domani, alle 17, nella sala della Provincia, il primo incontro pubblico per raccogliere le adesioni. Probabile la presenza anche di qualche sindaco, per quanto forse proprio alcuni primi cittadini rappresenteranno lo scoglio più grande all’affermazione dell’idea del Comune unico. Non è un mistero la contrarietà di Andrea Ciumei, sindaco di Marciana Marina e del collega di Porto Azzurro, Maurizio Papi. Perplessità in proposito, sono sempre arrivate anche da Francesco Bosi per Rio Marina.
Anna Bulgaresi a Marciana il suo no al Comune unico l’ha addirittura scritto nel programma elettorale. Più cauto, fino a oggi, il sindaco di Campo, Vanno Segnini, da sempre maggiormente favorevole a gestioni associate. Convinti dell’utilità di voltare pagina, invece, Ruggero Barbetti (unico sindaco di centrodestra), Roberto Peria e Danilo Alessi. Perché il Comune unico. Le associazioni di categoria ritengono che sentire il parere della popolazione su questo argomento sia ormai indispensabile. «Il motivo del nostro sostegno a questo comitato - spiega Serini - è chiaro a tutti: la mancanza cronica di politiche comprensoriali per un territorio che è circoscritto e che potrebbe essere meglio rappresentato e promosso con un unico Comune». Un’esigenza irrinunciabile soprattutto in un periodo di crisi.
Otto Comuni hanno significato «problemi irrisolti - continua Serini - per la viabilità, i rifiuti, i trasporti, la mancanza di infrastrutture fondamentali. Ma anche «le 22mila seconde case costruite sull’isola - continua Mauro Solari dell’associazione albergatori - sono frutto di questa frammentazione e stanno mettendo in seria difficoltà il nostro turismo». Senza contare «la cattiva immagine dell’Elba all’esterno - aggiunge Marcello Bargellini di Confesercenti - le divisioni interne disorientano i nostri interlocutori». Per tutti questi motivi «è estremamente positivo - conclude Guido Allori di Coldiretti - che le associazioni abbiano intrapreso questo percorso».
Un percorso il più possibile democratico, come ribadiscono i rappresentanti delle associazioni, per far sì che gli elbani siano gli unici e veri attori di una scelta epocale: la cancellazione non delle otto municipalità oggi esistenti sull’isola ma degli otto apparati amministrativi «che in questi anni - spiega il presidente di Cna, Maurizio Serini - hanno rappresentato un freno allo sviluppo del territorio».
I promotori. Con Cna scendono in campo, per la nascita del Comitato, Confesercenti, Confcommercio - se pure, come spiega la presidente Franca Rosso, con una posizione più da osservatore che da promotore della battaglia - Coldiretti, Cia, associazione albergatori, Confindustria e Api (l’associazione dei piccoli imprenditori). Resta fuori soltanto la Faita. A caccia di adesioni. I fondatori del comitato chiamano a raccolta la popolazione. Domani, alle 17, nella sala della Provincia, il primo incontro pubblico per raccogliere le adesioni. Probabile la presenza anche di qualche sindaco, per quanto forse proprio alcuni primi cittadini rappresenteranno lo scoglio più grande all’affermazione dell’idea del Comune unico. Non è un mistero la contrarietà di Andrea Ciumei, sindaco di Marciana Marina e del collega di Porto Azzurro, Maurizio Papi. Perplessità in proposito, sono sempre arrivate anche da Francesco Bosi per Rio Marina.
Anna Bulgaresi a Marciana il suo no al Comune unico l’ha addirittura scritto nel programma elettorale. Più cauto, fino a oggi, il sindaco di Campo, Vanno Segnini, da sempre maggiormente favorevole a gestioni associate. Convinti dell’utilità di voltare pagina, invece, Ruggero Barbetti (unico sindaco di centrodestra), Roberto Peria e Danilo Alessi. Perché il Comune unico. Le associazioni di categoria ritengono che sentire il parere della popolazione su questo argomento sia ormai indispensabile. «Il motivo del nostro sostegno a questo comitato - spiega Serini - è chiaro a tutti: la mancanza cronica di politiche comprensoriali per un territorio che è circoscritto e che potrebbe essere meglio rappresentato e promosso con un unico Comune». Un’esigenza irrinunciabile soprattutto in un periodo di crisi.
Otto Comuni hanno significato «problemi irrisolti - continua Serini - per la viabilità, i rifiuti, i trasporti, la mancanza di infrastrutture fondamentali. Ma anche «le 22mila seconde case costruite sull’isola - continua Mauro Solari dell’associazione albergatori - sono frutto di questa frammentazione e stanno mettendo in seria difficoltà il nostro turismo». Senza contare «la cattiva immagine dell’Elba all’esterno - aggiunge Marcello Bargellini di Confesercenti - le divisioni interne disorientano i nostri interlocutori». Per tutti questi motivi «è estremamente positivo - conclude Guido Allori di Coldiretti - che le associazioni abbiano intrapreso questo percorso».
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