Il Tirreno

Il 21 dicembre il primo confronto sui contenuti della variante al regolamento urbanistico

Porto e cemento, prove di dialogo

Una veduta aerea dell’area portuale oggetto della variante
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Una veduta aerea dell’area portuale oggetto della variante

Sel contrario alle nuove case, ma la giunta difende le scelte fatte

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 PORTOFERRAIO. Nero su bianco di sono numeri, destinazioni e misure a tutela del patrimonio ambientale. Ma cosa costruire e dove nell'ambito del progetto che consegnerà a Portoferraio un nuovo porto è ancora tutto da stabilire. E, viste le perplessità avanzate da Sel (Sinistra ecologia e libertà) e Legambiente, per la giunta di Roberto Peria è bene che il confronto cominci subito.  La data del primo appuntamento per cominciare a ragionare di posti barca, insediamenti artigianali, commerciali e residenziali, edifici da eliminare, parcheggi e piste ciclabili da realizzare è quella del 21 dicembre.  E c'è da chiedersi se sarà sufficiente questa accelerazione dei tempi del confronto per placare le ire dei vertici elbani di Sinistra ecologia e libertà (che un incontro chiarificatore lo chiedono da tempo), scongiurando così una crisi tra le forze politiche che sostengono la giunta in carica.  Il motivo del contendere è, in una parola, il cemento. Soprattutto quello destinato alle case: ridotto al minimo per la giunta, che rinvia al regolamento urbanistico la quantificazione e la tipologia delle volumetrie da realizzare, eccessivo per Sel (ma evidentemente non per gli assessori dello stesso partito nominati in giunta). Quello che sembra sostenere Peria insieme a tutti gli assessori è che la partita dello sviluppo della nautica e del turismo a Portoferraio si gioca sulla «sostenibilità economica - spiega il documento sottoscritto dalla giunta - di un progetto che nasce come industriale e non immobiliare». L'amministrazione chiarisce la propria contrarietà alla vendita dei posti barca e ritiene di aver ampiamente dimostrato la volontà di combattere le rendite immobiliari. Ma chi investirà sul porto evidentemente una contropartita la deve avere altrimenti «si rischia di pensare un bel progetto industriale sulla carta - prosegue la giunta - che nel concreto non genera né sviluppo, né occupazione». Dunque occorre trovare una giusta misura, anzitutto nell'interesse della popolazione oltre che degli equilibri politici in maggioranza. Perché la seconda sfida che l'amministrazione si trova ad affrontare della definizione del progetto waterfront è quella sul «come costruire un disegno di dettaglio - spiega la giunta - che ci consegni un'area del porto cantieri identificabile come prolungamento del tessuto urbano cittadino e non come contenitore separato e quasi fratturato dal resto del contesto». La giunta Peria pensa a un tessuto urbano allargato, senza fratture tra la parte storica del centro e l'area produttiva e del porto. Un tessuto urbano «fatto di industria, di artigianato, di commercio, di servizi, anche sociali, di passeggiate, di spazi verdi, di piste ciclabili e percorsi pedonali, di strutture sportive e anche di abitazioni, che non debbono essere necessariamente ville per ricchi, ma possono anche essere case per i portoferraiesi».  Il documento sottoscritto da tutti gli assessori ricorda i contenuti della variante al piano strutturale elencando le tutele ambientali, la creazione di oasi naturalistiche, l'eliminazione dei volumi incongrui. Basterà come risposta alle perplessità di Sel, assolutamente contraria ai volumi residenziali collegati al progetto waterfront? E' ancora presto per dare una risposta. Di sicuro il partito, che ha chiesto a Peria una smentita sulle previsioni di tipo residenziale, ieri sera si è riunito per fare chiarezza sulla questione anche con i propri assessori in giunta.

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