Il dolore
Baratti, il Comitato svela l'esistenza di schede riservate
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PIOMBINO. Ci sono dei documenti di dettaglio del piano particolareggiato di Baratti che finora non sono venuti alla luce negli incontri pubblici organizzati dal Comune. Lo sostiene il comitato "Giù le mani da Baratti", che ieri ha fatto circolare le copie di una bozza del piano unitario d'intervento per il Casone. La bozza sarebbe stata consegnata ai consiglieri comunali nella primavera scorsa, quindi prima della pubblicazione ad agosto, sul sito ufficiale del Comune, degli orientamenti progettuali del piano. La scheda arrivata al Comitato è siglata "A.I.3." Ma quali sono le novità rispetto a quanto finora conosciuto? Intanto i tecnici del Comune avrebbero elaborato un "Rapporto di sintesi della valutazione integrata" sul Casone che, fa rimarcare il Comitato, «non è mai stato reso pubblico». Nel rapporto, oltre l'opzione zero, sono state prese in considerazione tre destinazioni: turistico ricettiva, residenziale, museale. Secondo la bozza dell'ambito d'intervento «la distinazione d'uso turistico-ricettiva è quella che ha prodotto il minor numero di fattori negativi... E' stato inoltre valutato che la tipologia dell'albergo risulta essere la più idonea a garantire la massima conservazione del patrimonio edilizio esistente e l'unitarietà dell'assetto fondiario». Che tipo di albergo? Di "alta categoria", si legge nella bozza, che dà anche un'idea del suo dimensionamento: massimo 60 posti letto, anche se accanto alla cifra tra parentesi è scritto «Silvia; valutare se lasciare il dato nella scheda». Un messaggio per il progettista del piano particolareggiato, l'architetto Silvia Viviani. Dalla bozza salta fuori anche la possibilità di realizzare una piscina, non all'esterno dove è tassativamente esclusa, ma coperta «esclusivamente di acqua marina» da realizzare in un fabbricato accessorio o in una porzione al piano terra dell'edificio principale. Il complesso edilizio, che sorge su un'area di circa 1,4 ettari, è composto da cinque corpi: una porcilaia di 12 mq, una carraia di 115 mq, due case rurali (una di 330, l'altra di 260 mq, un annesso di 100 mq). Il recupero ammesso è di tipo "filologico" escludendo qualsiasi incremento volumetrico. Appare legittimo chiedersi, a questo punto, come sia possibile ricavare da queste superfici un albergo da 60 camere, prevedendo tra l'altro la conservazione di alcuni edifici come le porcilaie e l'abbattimento di strutture abusive. Un'altra perlessità del Comitato riguarda la prevista possibilità di installare piccoli impianti per la produzione di energia, anche se nella scheda tecnica non sono precisate né le caratteristiche (pannelli fovoltaici o pale eoliche) né il limite del dimensionamento. Infine i parcheggi, per i quali si prevede la possibilità di «sottoscrivere con la Parchi specifiche convenzioni per l'uso di una parte di quelli pubblici». Schede simili a quella del Casone, secondo il Comitato, sono state elaborate per la porta al Parco alle Caldanelle, per il Centro velico, per il campo boe, per la torre di Baratti e il waterfront, il belvedere di Populonia e l'edifico della Croce Rossa. «Da queste emergono - sostiene il Comitato - altri particolari che sono stati sminuiti o negati. Per il campo boe, in particolare, pur lamentandosi delle concessioni affidate dalla Capitaneria negli anni passati, il Comune fa un progetto per aumentare attrezzature e imbarcazioni, rischiando così di aggravare il problema cruciale dell'erosione». L'ultima annotazione riguarda il waterfront lato Canessa. «Invece di risolvere la questione di una concessione demaniale per parcheggio, in contrasto con la pianificazione urbanistica, si prevede un bagno privato con oltre 130 punti ombra, bar e chioschi». Il Comitato chiede dunque che siano rese pubbliche tutte le schede e gli studi. «Altrimenti il percorso partecipativo perderebbe di credibilità».
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