Sicurezza
La zincatura 5 ferma fino alla fine di gennaio. Vertice in Regione con i sindacati e le istituzioni locali
Magona, crisi nera anche nel 2011
Giorgio Pasquinucci
Il mercato non tira: l'azienda prevede un'ulteriore riduzione delle produzioni
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PIOMBINO. La crisi della Magona si fa sempre più preoccupante. L'azienda ha infatti fermato la zincatura 5, che tornerà in marcia soltanto alla fine di gennaio. Anche il reparto di laminazione e la verniciatura 2 interromperanno la produzione il 15 dicembre per riprenderla il 10 gennaio. E alla vigilia di Natale si fermerà anche la zincatura 4, per la quale non è stata ancora stabilita la data di riavvio. A completare il quadro negativo, le prospettive per il 2011. La ripresa del mercato non ci sarà e l'azienda, anche se ancora non ufficialmente, ha annunciato ai sindacati che le previsioni produttive scenderano ancora: dalle 450mila tonnellate circa di quest'anno a 330mila del prossimo. Questo a fronte di una capacità degli impianti di 850mila tonnellate. E sulla crisi Magona si è tornati ieri, durante un vertice che si è svolto a Firenze tra l'assessore regionale al lavoro Gianfranco Simoncini, il sindaco Gianni Anselmi, l'assessore provinciale Ringo Anselmi e i sindacati. L'impegno assunto ieri dalla Regione e quello di convocare i dirigenti di Arcelor Mittal ai massimi livelli (si pensa al presidente dell'area Sud Europa Jean-Luc Maurange; ndr) nel tentativo di fare chiarezza sullo prospettive strategiche del colosso dell'acciaio. E' proprio questo il punto su cui insistono molto i sindacati. «Arcelor-Mittal sta investendo dove in questo momento guadagna: Brasile, Cina e India - sostengono - affidando un ruolo flessibile alla Magona, dove si agisce sul contenimento delle produzioni e il ricorso alla cassa integrazione». I sindacati riconoscono anche l'impegno del menagement locale, che tuttavia si trova ad agire nell'ambito di logiche dettate ormai da un mercato globalizzato. A questo si aggiunge una concorrenza spietata anche sul mercato nazionale, che vede come protagonisti soprattutto Riva e Marcegaglia. Ormai le industrie piombinesi passano di crisi in crisi. Come possono rispondere le istituzioni? E' stato questo il centro di un successivo incontro tra Gianfranco Simoncini, l'assessore all'ambiente Anna Rita Bramerini (c'erano anche funzionari dell'assessorato alle infrastrutture) e il sindaco Anselmi. L'ipotesi di lavoro è quella di comporre in un unico quadro le criticità della grande industria (Dalmine, Magona e Lucchini) e le nuove opportunità da mettere in campo con le bonifiche, il sistema delle infrastrutture e l'innovazione tecnologia con il polo previsto nell'area di Città Futura. Era stato chiamato "Progetto siderurgia", anche se al sindaco Anselmi piace ora ribattezzarlo "Progetto Piombino". In concreto si tratta di definire una serie di interventi, dal completamento della viabilità alla revisione dell'accordo sulle bonifiche e la polo tecnologico, che dovranno trovare posto nel piano di sviluppo regionale. In questo contesto dovranno trovare posto il finanziamento del socondo tratto della 398 (quello che attraverserà la fabbrica) e la viabilità interna tra il polo logistico Dalmine al porto.
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