Il Tirreno

Emendamento sull'Università Ecco perché non l'ho votato

Silvia Velo Deputato del Pd

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 Penso che la democrazia si fondi sull'equilibrio delicato tra partecipazione, rappresentanza ed esercizio della delega. Penso che per questo i partiti siano la garanzia di una democrazia che funziona. Non credo nel leaderismo, pericolosa deriva della politica contemporanea e vedo il finanziamento della politica e dei partiti inserito dentro questa cornice. Dove non vi sono fonti certe e trasparenti di contribuzione ai costi della democrazia si afferma un sistema opaco e talvolta illecito. Detto ciò, sul merito specifico dell'emendamento al centro della polemica la penso così. Si può e si deve discutere di una normativa generale sui costi della politica e sulle modalità del suo finanziamento pubblico, ma allora si fa una discussione seria su questo. L'idea che qualcuno - per una logica evidente - si alzi e in un provvedimento del tutto diverso attacchi l'argomento dei costi della politica giocando sulla sua popolarità suscita in me un sentimento di rifiuto.  La demagogia funziona, tuttavia cerco di evitarla da sempre. Sulla pessima legge del ministro Gelmini abbiamo fatto una battaglia di merito argomentata e dura. Abbiamo presentato circa 250 emendamenti offrendo per ciascuno una copertura economica seria e rigorosa. Li hanno respinti. Il governo ha tagliato al sapere e alla scuola 8 miliardi di euro in meno di tre anni. Abbiamo protestato e se dovessimo tornare al governo faremo l'opposto. Adesso si discute di un emendamento con una copertura di 20 milioni di euro e sul merito è abbastanza facile, dire scrivere e ripetere che "i politici" come sempre fanno, hanno votato per difendere i loro privilegi.  Resta agli atti, invece, la posizione di Tabacci e del suo gruppo che ha presentato l'emendamento in questione e che dopo aver approvato «gli ambiziosi obiettivi del governo» si è astenuto nella votazione finale sul provvedimento. Anche i deputati finiani (che l'emendamento in questione hanno votato) hanno dato pieno consenso a una riforma definita «innovativa e condivisibile».  Tradotto: prendiamoci un bell'applauso per il nostro coraggio emendativo (un coraggio piuttosto facile) tanto poi noi la riforma la votiamo senza se e senza ma. Questi i fatti. Leggo parole nette, persino violente talvolta. Penso di essere una persona onesta, anche intellettualmente. E lo stesso penso dei miei colleghi. Per dimostrarlo altro non posso fare che dire pubblicamente ciò che penso e agire coerentemente continuando a garantire ogni mese un consistente finanziamento al partito nazionale (1500 euro) e al partito locale (2800) che decurto dalla mia indennità parlamentare. I colleghi del Pdl non lo fanno, Berlusconi non ne ha bisogno.

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