Il Tirreno

Comune e imprenditori devono pagare un milione

Manovre sul bilancio per la zona artigianale

Paolo Federighi
La zona artigianale di S. Vincenzo
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La zona artigianale di S. Vincenzo

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 SAN VINCENZO. A causa della condanna del Comune per la vicenda degli espropri rivalutati nella zona artigianale, con oltre un milione di euro da pagare - l'80% dei quali ricadono sui venti imprenditori assegnatari dei lotti, che dovranno liquidare le rispettive somme entro marzo 2011 - l'amministrazione comunale ha deciso di ricorrere ad un assestamento di bilancio.  «Speriamo di poter trovare un accordo che soddisfi tutti - dice l'assessore al bilancio Franco Guidoni - Il primo incontro con i vincitori del ricorso non è stato dei più positivi, ma ci siamo lasciati dandoci nuovi appuntamenti. Questo ci fa ben sperare».  Nell'assestamento di bilancio, uno stop all'accensione di mutui. «Niente mutui - dice Guidoni - realizzeremo le opere previste attraverso spostamenti di capitolo. Abbiamo impegnato circa 650mila euro frutto dell'avanzo di amministrazione 2009, e sarà emesso a giorni il bando per gli ultimi 4 lotti della zona artigianale, da cui ricaveremo oltre 800mila euro».  Oltre al problema della zona artigianale, il Comune dovrà intervenire sulle infiltrazioni d'acqua presenti al Centro diurno di via F.lli Bandiera (costo 50mila euro), e investirà 200mila euro per la sistemazione di via della Stazione. E' stata decisa la variazione del piano di alienazioni e dismissioni immobiliari. Un lotto della zona artigianale sarà posto per la quarta volta all'asta - le altre tre, fin dal 2003, sono andate deserte - per permettere la realizzazione dell'archivio comunale. Il capannone andrà all'asta allo stesso prezzo di 7 anni fa (281mila euro a dispetto di una valutazione di 350mila euro), mentre per realizzare l'archivio sono previsti 300mila euro.  Intanto le opposizioni contestano l'operato del Comune nella questione dei lotti espropriati e subvalutati. «Spero - commenta Davide Lera di "San Vincenzo per tutti" - che si riveda la decisione di far gravare 800mila euro sulle spalle degli imprenditori. Nel contratto si parlava di conguagli, non della quasi totalità degli oneri. Si parlava cioè di circa 200mila euro. Adesso si parla di 4 volte tanto. In questo modo - sottoline Lera - si blocca il processo di sviluppo imprenditoriale in atto per la zona artigianale e per tutto il paese. Se nel contratto erano stati previsti possibili conguagli, significa che l'amministrazione si aspettava qualcosa di negativo».  Nicola Bertini, capogruppo del Forum di centrosinistra, afferma: «Quest'amministrazione non è in grado di garantire al paese uno sviluppo economico e sociale. Non esiste progettualità: si vende un po' qui e un po' là, pezzi di bosco, lotti alla zona artigianale, capannoni, si costruisce e, quando ci sono palesi violazioni, si chiudono gli occhi. Ma se l'amministrazione - prosegue - ha svalutato i terreni espropriati, l'errore chi l'ha commesso? L'hanno commesso gli imprenditori, che dovranno pagare 800mila euro di sanzione? Non mi pare. Una mossa amministrativa avventata - conclude - che potrebbe produrre altri ricorsi da parte di altri assegnatari dei lotti».  Sul capannone all'asta, Bertini propone il ritiro della vendita e l'uso del terreno (di 4.500 mq) per un impianto fotovoltaico collettivo. Lera suggerisce di considerare ipotesi diverse dall'alienazione. Guidoni afferma: «Dal 2008 la legge impone ai Comuni di valutare quali dei propri beni siano suscettibili di valorizzazione e quali, invece, di dismissione. L'archivio comunale, inoltre, è assolutamente necessario».  Il consiglio ha approvato sia l'assestamento di bilancio che la messa all'asta del capannone, con voti contrari delle opposizioni.

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