Sicurezza
Aumento del 20%, quasi sempre però è una decisione consensuale
Divorzi, crescita boom
M. Massei Autunnali
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Sempre più divorzi in cittàE intanto i matrimoni segnano un netto calo
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PIOMBINO. I divorzi sono in crescita, una realtà nazionale a cui Piombino non sfugge: sia in ordine statistico, sia da un punto di vista sociale, per quelle che sono le circostanze e le motivazioni di unioni che nascono, si evolvono e - sempre più spesso - in pochi anni terminano il loro percorso. Negli primi undici mesi del 2010 ci sono stati in città 50 divorzi: otto in più rispetto a tutto il 2009. In calo, per converso, i matrimoni, che l'anno scorso furono 154, e quest'anno a fine ottobre erano 135. Dati che non significano necessariamente una crisi delle unioni: moltissime persone scelgono infatti la convivenza, decidendo talvolta di mantenerla in maniera definitiva senza trasformarla in matrimonio. «In ogni caso - spiega l'avvocato Simona Pierini - decidere di convivere prima di sposarsi è la scelta che molti ritengono opportuna per scongiurare il pericolo di incomprensioni: accanto al tradimento, infatti, difficoltà di relazione e incompatibilità di carattere sono le cause principali per cui le coppie vengono nei nostri studi a chiedere di separarsi». In compenso quasi tutti i divorzi a Piombino sono consensuali: i coniugi si presentano davanti all'avvocato già consapevoli entrambi di una relazione finita e dunque determinati a mettere nero su bianco gli accordi sulla fine della loro unione. Difficilmente torneranno sui propri passi: sebbene la legge preveda che il giudice tenti una riconciliazione, Pierini ricorda solamente due casi di ripensamento, la prima per effetto dell'intervento del presidente del tribunale, la seconda per spontanea decisione degli interessati. «Se invece la pratica di separazione va avanti - spiega - è facile che i problemi comincino quando si tratta di stabilire accordi economici. Specie se ci sono figli. Non è una banalità dire che qualche volta i padri sono i "nuovi poveri"». Il tessuto professionale della nostra città, aggiunge l'avvocato, è costituito in gran parte da dipendenti (molti operai), per i quali il divorzio si trasforma in una notevole involuzione della propria condizione economica: non ci sono solo gli alimenti da pagare, ma anche la necessità di trovare una casa in affitto. «Questo comporta il crearsi di situazioni controverse: soprattutto il terrore che le quote versate per i figli vengano utilizzate dalle ex mogli per scopi propri e conseguenti proposte che talvolta noi stessi ci troviamo a respingere, come per quel padre che per questo motivo avrebbe voluto dare al figlio solo 100 euro al mese. Un altro divorzio si è invece concluso con l'apertura da parte di un padre di un libretto al portatore per il proprio figlio. A fronte di tutto, comunque, possiamo dire che non c'è differenza numerica tra gli uomini e le donne che vengono a chiedere il divorzio. Solo una cosa è certa: gli uomini sono quelli che tradiscono di più».
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