Il Tirreno

L’auspicio è che a comprare sia un gruppo industriale disponibile a investire su prodotti di qualità

«Lucchini, vendita o futuro fosco»

Giorgio Pasquinucci
Gli impianti della Lucchini
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Gli impianti della Lucchini

Il segretario Cgil denuncia: grave stasi nella gestione della fabbrica

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PIOMBINO. I dirigenti Lucchini contano di chiudere entro dicembre un accordo preliminare con le banche sulla ristrutturazione del debito di 770 milioni. Le distanze si stanno avvicinando, tuttavia ci sono ancora scogli non indifferenti da superare. I sindacati, nel corso del vertice che si è svolto al ministero dello Sviluppo, hanno espresso le loro preoccupazioni per i ritardi nella soluzione della vicenda. All'accordo finanziario è infatti legata qualsiasi possibilità di trovare un acquirente per la Lucchini, dato ormai per scontato che non è più interesse strategico di Severstal mantenere asset in Europa. La presenza di 4-5 manifestazioni di interesse sembra del resto accopagnarsi alla disponibilità ad una vendita a "spezzatino" del Gruppo. «Il ritardo nella definizione dell'accordo con le banche - sostiene il segretario della Cgil Giuseppe Bartoletti - sta provocando una preoccupante stasi nella gestione dello stabilimento e del Gruppo. Ci preoccupano soprattutto le fermate a singhiozzo dell'altoforno, che andranno avanti per tutti i weekend di dicembre. Il solo scopo è di risparmiare materie prime, ridurre gli stock. Già l'azienda ha rinviato l'arrivo di tre navi».  «Ma il punto vero - sottolinea il segretario della Cgil - è che il nostro altoforno e ormai a fine campagna. Tutti ormai sostengono la necessità di un rifacimento entro il 2012. Che conseguenze possono dunque avere le continue fermate?».  L'ad Marcello Calcagni nei giorni scorsi ha cercato di rassicurare i sindacati. Fermate brevi sarebbero, secondo l'azienda, meno pericolose di fermate prolungate, durante le quali si arriva a temperature di raffreddamento molte più basse, in grado di provocare blocchi di ghisa e di mettere in pericolo i refrattari di cui sono ricoperte le pareti interne dell'altoforno. Una tesi che non ha convinto affatto i sindacati. «Per anni - dice Bartoletti - ci hanno spiegato che fermate del genere non erano possibili, né all'altoforno né in cokeria, tanto che abbiamo firmato accordi sulla salvaguardia degli impianti in occasione di scioperi. Chi può davvero escludere che continue fermate non provochino danni gravi, se non ai refrattari, alle guarnizioni interne?».  Per Bartoletti, dunque, prima si esce da questa situazione e meglio è: «Sono convinto che se non arriva presto un nuovo acquirente c'è la concreta possibilità che lo stabilimento faccia una brutta fine. Ridurre i costi non può essere una soluzione gestibile».  Ma ormai è chiaro a tutti che la risoluzione dell'accordo con le banche è una condizione indispensabile per la vendita. Tra le quattro e cinque manifestazione d'interesse, alcune potrebbero riguardare gli stabilimenti francesi del Gruppo. Per lo stabilimento di Bari, specializzato nella produzione scambi di armamenti ferroviari, sembra siano in corso trattative con una società Ceca. Ed anche per Servola potrebbe presentarsi l'occasione di una vendita separata. Un vero e proprio smembramento del Gruppo, dunque, che metterebbe anche Piombino nella condizione di correre da solo. E finora restano più concreti gli interessamenti del Gruppo Beltrame e del Fondo Apollo.  «Chi compra - mette in chiaro Bartoletti - dovrà immaginare e presentare un piano industriale. Deve avere la disponibilità a fare investimenti ormai irrinunciabili e proiettare lo stabilimento dentro uno scenario europeo dei prodotti lunghi». Anche la preferenza di Bartoletti è per un gruppo industriale anziché per un Fondo. E, immaginando di aver già di fronte il nuovo proprietario, ribadisce che al primo punto ci deve essere chiarezza sul piano industriale. «Scontato il rifacimento dell'altoforno, sono necessari impegni concreti per qualificare ed aumentare la parte finita dei prodotti, nonché risorse per completare il programma di investimenti per ambiente e sicurezza». Bartoletti ribadisce che comunque, se non ci fosse la vendita, le preoccupazioni aumenterebbero. «In assenza di un'inversione delle strategie di Mordashov, per noi si aprirebbe un periodo fosco».

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di Redazione web