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Lucchini e banche, accordo possibile prima di fine anno

Il gasometro della Lucchini visto dalla Tolla
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Il gasometro della Lucchini visto dalla Tolla

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 PIOMBINO. I manager Lucchini contano di chiudere la trattativa con le banche per la ristrutturazione del debito di 770 milioni con un accordo preliminare entro dicembre. Lo stato a cui è giunta la trattativa è stato illustrato dall'ad Lucchini, Marcello Calcagni, in un incontro che si è svolto ieri pomeriggio a Roma al tavolo del ministero dello Sviluppo, rappresentato dal sottosegretario Stefano Saglia.  Della delegazione toscana facevano parte l'assessore regionale al lavoro Simoncini, il presidente della Provincia Kutufà, il vicesindaco Francini e l'assessore Pallini. Al completo la delegazione sindacale con il segretario della Cgil Bartoletti, Renda (Uilm), Fagioli (Fim), Gabrielli (Fiom) e i coordinatori delle Rsu. Presenti anche i sindacati nazionali con Baldi e Spezia.  Le distanze tra la proposta delle Lucchini e quella delle banche si stanno avvicinando, ha riferito Calcagni, lasciando capire che ormai è solo una questione di trovare un equilibrio sulle cifre. Da quanto hanno riferito sia fonti istituzionali che sindacali, le banche avrebbero chiesto in particolare di abbassare da 200 milioni a 150 la quota del debito Lucchini da convertire in obbligazioni. Inoltre a Mordashov è chiesto di rivedere l'equilibrio interno nella quota di ricapitalizzazione. L'offerta dei russi era stata di 150 milioni, suddivisi però tra 50 milioni di denaro fresco e 100 di prestito privilegiato. Anche in questo caso la soluzione probabilmente andrà ricercata a metà strada.  Uno scoglio da superare nei prossimi giorni potrebbe essere rappresentato dalle caratteristiche delle obbligazioni convertibili in azioni, che darebbero alla banche la quota del 3O% del capitale sociale. La proprietà vorrebbe riservarsi la possibilità di decidere i tempi della riconversione, mentre le banche vorrebbero scegliere il momento più favorevole.  Un'altra novità emersa dal vertice riguarda le manifestazioni di interesse all'acquisto del Gruppo. Sarebbero 4 o 5, ha sostenuto Calcagni, anche se nessuna di queste è accompagnata da offerte precise. Alcune potrebbero anche non interessare la parte italiana, ma solo le fabbriche francesi. Beltrame sembra essere ancora il solo un gruppo industriale in lizza, mentre gli altri sarebbero Fondi di private equity. G.P.

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