Proteste
No alla discoteca
Mauro Sozzi (Piombino)
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Lospedale di Portoferraio 5 MINUTI DI LETTURA
No alla discoteca in zona San Bartolo Ho partecipato alla discussione sul Piano strutturale di San Vincenzo. Non sono riuscito ad assistere alle conclusioni. Siamo in una fase prematura per dare dei giudizi su quanto l'amministrazione comunale produrrà, ma permettetemi alcune considerazioni che riguardano la zona in cui abito: strada San Bartolo. Bisogna tornare al precedente Piano strutturale che prevedeva per questa parte del territorio una area per edilizia privata e di qualità che inconcepibilmente confinava con un area di attività produttive, la cosiddetta area artigianale. Per far convivere le due aree, il piano di zonizzazione acustica classificava l'area residenziale come area relativamente rumorosa per la presenza di una strada fortemente transitata (strada San Bartolo sfido chiunque a definirla tale) e quindi la sua possibile convivenza con una zona, quella sì, potenzialmente rumorosa come quella delle attività produttive. Alle varie osservazioni fatte in tal senso all'allora piano strutturale non fu dato seguito. A quanto pare il tempo e il mercato hanno fermato almeno in parte questa incongruenza. Ora leggo sulla stampa di uno sviluppo di tale zona in senso commerciale e come zona di aggregazione sociale: un supermercato e forse una discoteca. Per ciò che concerne il primo si va sicuramente a riprendere un discorso interrotto nella prima stesura del precedente Piano strutturale, ma con la seconda si apre un capitolo completamente nuovo. Vorrei capire se l'amministrazione comunale è conscia di ciò che significa l'insediamento di una discoteca in una zona promiscua ad una zona residenziale senza contare che anche nella stessa zona artigianale vi sono residenze asservite a chi lì svolge la propria attività. Una discoteca è una attività che si svolge soprattutto in ore notturne e comporta movimenti e rumori durante l'intera notte. Insomma risiamo all'incongruenza urbanistica. Qualcuno provi a domandare ai residenti in via della Repubblica cosa a significato negli anni 80 la presenza di una discoteca in una zona residenziale! Massimo Maestrini (San Vincenzo) Macchinario rotto e niente più visita Nell'aprile scorso mi è stata diagnosticata una sindrome di apnea notturna. Il medico mi ha prescritto una visita otorinolaringoiatrica ed un monitoraggio cardio-respiratorio del sonno. Lo stesso giorno ho preso l'appuntamento e per il sistema Cup la prima data disponibile sarebbe stata il giorno 11 ottobre 2010 quasi sei mesi dopo. Quattro giorni prima della fatidica data, una cortese signora mi chiama e mi riferisce che l'apparecchio per effettuare l'esame è rotto e che quindi non è possibile effettuare il tutto. Alla mia richiesta di conoscere la data del nuovo appuntamento, mi riferisce che non sarà più possibile effettuare tale esame, almeno a Piombino, perché tale apparecchiatura non verrà riparata. Pongo alcune semplici domande, alle quale desidererei semplici risposte. Perché non si ripara tale apparecchiatura? E chi ha deciso che non vada riparata? Sulla richiesta di prenotazione viene scritto anche in grassetto di farsi dare il numero di disdetta nel caso si volesse rinunciare all'esame richiesto, perché altrimenti si paga lo stesso il ticket. Perché viene richiesta una tale precisione all'utente e invece, essendo Asl inadempiente, non mi fornisce un nuovo appuntamento presso un'altra Asl dove effettuano questo esame? Si parla tanto specie in campagna elettorale di riduzione di tempi di attesa per le visite ed esami, quando ciò avverrà veramente? Luca Lavoratori (Piombino) Che tristezza all'ospedale elbano Vivo da più di un anno all'isola d'Elba e la trovo un incanto. Proprio peché la amo, mi prendo il diritto di fare una critica al sistema sanitario dell'isola. Non che giudichi le capacità dei medici, anzi il contatto che ho avuto con il personale medico è stato corretto. Quello che mi indigna è la struttura ospedaliera. Osservare le persone dove si fanno i prelievi è inaudito. Prendere il biglietto e avere il numero 172 quando sul display segna il 33, e ti chiedi: "Ma io quando esco da qui?". Mancano le sedie e la gente è seduta sulle scale o meglio "appollaiati" lungo i muri. Perché non abbellire un posto di per sè molto triste con dei fiori o delle piante, mettere a disposizione delle riviste, giornali o libri? La parola paziente integra la parola pazienza ma fino a che punto? Penso ai malati gravi con delle patologie che fanno paura e che rendono insicuri. Allora perché non alleviare il tutto con un ambiente accogliente, organizzato, premuroso e togliere le file. Chiedo a voi responsabili, Comuni, giunte politiche, responsabili del settore sanitario: vi andreste a curare in una struttura del genere? Mi affiora un'altra domanda: perché l'elbano deve, per cure più intense oppure per degli accertamenti, prendere la nave e andare in contiente? L'elbano paga le tasse qui perché non ha il diritto a delle infrastrutture efficienti e ad una assistenza completa? Donata Spino (Capoliveri) In Comune scelte che creano disagi I capi-servizi del Comune hanno ora dei buoni stipendi perché sono state loro assegnate più responsabilità. Ma sembra che si agisca cercando di prenderle meno possibile queste reponsabilità; anche se questo significa recare disagio ai cittadini. Ad esempio su lungomare Marconi, presso l'Esperia, è stato chiuso il marciapiede per una piccola frana con la scritta "consentito transito per accesso al mare" e questo accesso passa proprio al di sotto del marciapiede chiuso! Mi pare che la precauzione sia eccessiva, mentre far attraversare la strada in quel punto è chiaramente pericoloso. Quando ci fu la frana sul piazzale di alaggio, prima di far togliere le barche passarono diverse settimane, mentre era palese che di pericolo ce n'era pochino. Per un incidente in un punto si è chiuso a sinistra tutto il viale Unità d'Italia costringendo a far giri viziosi. Di recente ho suggerito di mettere a lampeggiatore i semafori nel primo pomeriggio quando specialmente la domenica e principalmente in estate il traffico è quasi zero. Ma si continua a far aspettare minuti senza che non passi nessuno. Non prendersi neppure quella responsabilità è troppo facile. Sergio Galligani (Piombino) Basterebbe avere senso di umanità Quante organizzazioni, club, società, ci sono a questo mondo? E tutte, almeno così dicono, per fare cose buone. Eppure siamo tutti dello stesso genere: il genere "umano". Ma non potremmo aiutarci a vicenda senza doverci caratterizzare in altre infinite "congreghe"? O facciamo così perché riteniamo di acquisire una certa personalità che altrimenti non avremmo e che invece, secondo noi, acquistiamo appartenendo a quel club o associazione che sia? È la catena della felicità: uno sempre più felice dell'altro. Non tutti felici uguali, no! Altrimenti sarebbe anarchia. E così il "mondo" si dà da fare, mantiene e crea ad arte disparità affinchè non ci sia mai anarchia.
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