Il lutto
Pomodori col prezzo ridotto e accordi non rispettati La rabbia degli agricoltori
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La raccolta dei pomodori in Val di Cornia La Coldiretti raccoglie la protesta contro l'Italian Food e chiama in causa Regione e Associazione produttori
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VENTURINA. Dura presa di posizione della Coldiretti provinciale. Nel mirino ci sono l'Associazione produttori ortofrutticoli e la Regione. L'industria, secondo Coldiretti, ha garantito il ritiro delle produzioni di pomodori agli agricoltori locali, ma non ha garantito il prezzo che doveva essere di 70 euro a tonnellata. E al centro di questa guerra dei prezzi il presidente della Coldiretti provinciale, Simone Ferri Graziani, rilancia la richiesta: «Necessaria più che mai l'etichetta obbligatoria». Intanto l'agricoltore di pomodoro incassa circa la metà del valore del suo lavoro rispetto a un prezzo nazionale concordato con l'industria. Una situazione gravissima, come hanno spiegato gli agricoltori nell'incontro della Coldiretti che si è svolto a Venturina, con il maltempo che ha ridotto le rese produttive del 40-50%, l'industria che riduce il prezzo di 23 euro a tonnellata; poi c'è l'Associazione produttori ortofrutticoli che ne chiede altri 10. E dal mondo agricolo si tornano a chiedere misure d'emergenza. Alla base della protesta dei produttori di Venturina le modalità di pesatura e valutazione. «L'agricoltore - spiega la Coldiretti - consegna il prodotto, e a sua insaputa vengono fatte pesature, valutazioni visive, tare, decurtazioni, analisi e alla fine, anche il prezzo senza neppure un minimo di contraddittorio». Nella lista delle richieste: un sistema con strumentazioni adeguate di verifica delle caratteristiche qualitative del prodotto presso lo stabilimento di Italian Food che a Venturina lavora i pomodori; ricevere i documenti originali delle operazioni di pesatura dei container, che spesso restano fermi sui piazzali anche per alcuni giorni col prodotto che perde inevitabilmente peso e, talvolta, anche qualità. C'è anche un invito all'Associazione produttori ortofrutticoli a «svolgere correttamente il proprio lavoro nella tutela degli interessi degli agricoltori e a non limitarsi a chiedere più soldi in una campagna che è nata male e finita peggio». E alla Regione: «Quali sono gli esiti dei controlli sui pomodori cinesi che importiamo? Perché Italian Food paga la metà del prezzo quando era perfino previsto un intervento di Fidi Toscana affiancata da Monte dei Paschi di Siena per fornire il prestito necessario? Perché si stabilisce 73 euro tonnellata, fatto 100 il livello qualitativo del prodotto, e poi non si riescono ad avere i documenti di valutazione del prodotto stesso? L'unica cosa di buono che resta da fare alla Regione - affermano alla Coldiretti - è chiedere una deroga all'obbligo di conferimento del 70% della media regionale per non perdere quel pezzo di contributo rimasto ai coltivatori di pomodoro». Come spiega Roberto Franchini, direttore provinciale Coldiretti, «l'industria deve rispettare i contratti di quantità che è in grado poi di trasformare, deve istallare i macchinari necessari alla valutazione oggettiva del prodotto ricevuto e deve avere il "coraggio" di inserire in etichetta prodotto italiano quando proviene dal territorio nazionale e cinese quando proviene dalla Cina».
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